Quel filo rosso tra preti e gay

Quando ero bambino, andava di moda una filastrocca che aveva per protagonisti un fraticello e una verginella desiderosa di essere confessata. Il dialogo tra i due finiva col frate che diceva: “Se tu vuoi l’assoluzione, bacia bacia sto cordone”. La risposta di lei non posso scriverla, altrimenti dicono che sono volgare. Ad ogni modo, la giovane finocchia in erba che era in me trovava la filastrocca molto divertente e anche sexy. Se indovinate con quale dei due personaggi mi identificavo, allora siete persone sveglie.

Lo scandalo del prelato “psicologo” presunto adescatore chattarolo mi fa pensare a quanto appeal abbiano da sempre preti e tonacati vari sui gay. Non esiste solo il fascino della divisa: se gli ecclesiastici peccano, significa che ci saranno altrettanti laici pronti a fornire l’occasione di peccato ai primi. Tant’è che alcuni, in chat, denunciano il loro status sacro già dal nickname, consci dell’attrattiva che esercitano.

Sarà il gusto del proibito, sarà che l’uomo in gonnella fa sempre un certo effetto, saranno i ricordi delle prime avances in età puberale fatte dal sacerdote. È innegabile che molti gay vedano il prete come una prelibata e ambita meta sessuale. E so per certo che, chi è arrivato a trasformare la fantasia in realtà, difficilmente è rimasto deluso: pare che sotto la tunica si celino abilità e prestazioni fuori dall’ordinario. A voi risulta?

A Roma c’è un autobus, il 64, che va dalla stazione Termini a San Pietro. Oltre che per i borseggiatori, il bus è famoso per essere teatro di frequenti strusci e palpeggiamenti. Qui è facile vedere bei giovinotti in gonnella nera e colletto bianco, che sembrano messi lì per stuzzicare la curiosità e indurre in tentazione. Il tram chiamato desiderio arriva fino alla Santa Sede.

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