Anziani e gay, doppiamente discriminati


Essere gay o lesbiche - per non parlare dei/delle trans - e vivere liberamente la propria vita non è ancora così semplice in Italia né in altri paesi del mondo. Ancor peggio, però, è convivere con un orientamento sessuale minoritario nell'età più fragile di tutte, la terza età.

Qui da noi il tema, un tabù dei tabù quelle degli anziani omosessuali, è stato affrontato da un libro, La gaia vecchiaia; ma la questione si presenterà con tutto il carico di problemi e disagi solo tra qualche anno, quando sarà invecchiata la prima generazione di gay italiani militanti, che sono vissuti allo scoperto e non si sono dovuti nascondere dietro matrimoni di comodo come succedeva più facilmente con le generazioni precedenti.

In altri paesi il problema è già di stringente attualità: in Germania a Berlino stanno realizzando una residenza per anziani gay, negli Stati Uniti le associazioni lgbt hanno cominciato a occuparsi specificamente degli anziani e della loro difficoltà, spesso, di vivere liberamente la propria identità di lesbiche e gay all'ospizio o in residenze che condividono con altri vecchi. Un aspetto che molti di noi non immaginano neppure, cui il New Yor Times ha dedicato di recente una bella inchiesta.

Ci sono le vicende più drammatiche - come l'anziano che viene allontanato dai suoi stessi compagni della casa di riposo e alla fine si impicca - e quelle di quotidiana difficoltà, con una sorta di invisibilità "di ritorno: persone che per tutta la vita hanno vissuto "fuori dall'armadio" costrette a nascondere il proprio orientamente e a mostrare le foto di un "fratello", quando si tratta del compagno morto. Piccole violenze quotidiane, che si sommano alla debolezza insita nella vecchia.

Ipsa senectus morbus est (La vecchiaia in sé è una malattia) faceva dire Terenzio a un suo personaggio del Formione; e in un mondo a misura di eterosessuali, essere vecchi e anche gay è un doppio fardello.

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