Il processo di suorificazione nel mondo gay

Il senatore americano Larry Craig è stato beccato lo scorso giugno a “sollecitare sesso” a un poliziotto in borghese nel bagno dell’aeroporto di Minneapolis. Più o meno la stessa cosa successe a George Michael a Londra diversi anni fa. Il senatore si è dichiarato prima colpevole e poi innocente, aggiungendo che non intende dimettersi dalla propria carica; l’ex cantante degli Wham, invece, con sorprendente sfacciataggine e fiuto, ha fatto di quella disavventura un’operazione di marketing.

Chi frequenta i luoghi del gay cruising è abituato a vedere volti noti e meno noti di politici, ecclesiastici e vippume vario. Verrebbe da chiedersi come reagirebbero, in Italia, certi personaggi che fossero colti in flagrante dalle forze dell’ordine (o, come si dice a Roma, beccati “col sorcio in bocca”, espressione più che appropriata in questo caso). Farebbero il loro coming out forzato o negherebbero tutto?

Del resto, senza scomodare i vip, basta guardarsi intorno e vedere quanti gay soffrono della sindrome nota come suorificazione. Tutte sante marie goretti, a parole, finchè non le becchi in un parco di notte. Oppure, si fidanzano e ridiventano vergini (fenomeno noto come riverginificazione), pure e immacolate, rinnegando la troiaggine che sbandieravano fino al giorno prima. Oppure, rimorchiano su internet, così la cosa rimane anonima e nessuno può dire di averle viste chissà dove. A quanto pare, siamo ancora al livello del “si fa, ma non si dice”. Non si esce vivi dagli anni 80?

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