Sondaggio - dark room sì o dark room no?


Come dimostrato dalla sua presenza al recente MISex, la manifestazione erotica milanese, la dark room sembra non passare mai di moda, conservando il suo alone di piccante trasgressione. Almeno nell’immaginario eterosessuale. Per i gay, tuttavia, la dark room c’è sempre stata, in ogni locale o quasi, tanto da diventare norma.

Anzi, sorge il dubbio che, nella nostra epoca in cui si parla tanto di visibilità, oramai non ci sia più bisogno di una stanza buia dove abbandonarsi in segreto alla promiscuità e al contatto senza nome.

Le nuove generazioni, in particolare, cresciute tra chat, siti web, media vari e fette di mercato specificamente indirizzati a un target homosex, sembrano considerare la dark room un triste retaggio del passato.

Se si può fare sesso con maggiore libertà e se ne può anche parlare tranquillamente, forse non è necessario creare spazi ad hoc ghettizzanti.

Il circuito dell’intrattenimento gay, inoltre, sta lentamente cambiando forma, anche in un Paese allergico all’evoluzione come il nostro. Si moltiplicano le serate “alternative” o gay friendly, dove è assolutamente aborrito il concetto di ghetto, e quindi anche la dark room.

Come ha dichiarato Bruno Casini, organizzatore della mostra “Florence Queer Remix. Decenni diversi” (in corso a Firenze in questi giorni), “La caccia sessuale fine a se stessa nelle dark room cede il passo all’esigenza di qualcosa di diverso grazie ad un pubblico più consapevole”.

Rimane però un fatto: molti locali gay continuano ad avere una dark room, quindi, evidentemente, molta gente continua a farne uso. Dite la vostra nel sondaggio:

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