In rosso per la Birmania

Dove c'è da battersi per i diritti civili e per democrazia, soprattutto se con metodi non violenti, le persone lgbt, lesbiche gay bisex e transgender, devono essere in prima fila. Anche in Birmania (Myanmar da quando è al potere l'attuale giunta militare), l'abbattimento dell'attuale regime è una precodizione - non l'unica né sufficiente, ma indispensabile - per cominciare il cammino verso la liberazione delle minoranze, compresa quella sessuale.

No revolution without sexual revolution
No sexual revolution without omosexual revolution

Per questo anche noi aderiamo alle manifestazioni a sostegno dei monaci birmani, che guidano la protesta non violenta contro il regime. E idealmente indossiamo anche qui un drappo rosso: una maglietta, una sciarpa, un fazzoletto per sentirci vicini ai manifestanti che rischiano la vita.

Violenza e potere - spiegava Hannah Arendt - sono spesso mischiati e intrecciati, ma in alcuni casi si fronteggiano allo stato puro. Una di queste situazioni è proprio l'attuale stato della Birmania: la giunta ha perso di fatto il potere e si può mantenere in piedi solo attraverso la violenza, i monaci e i manifestanti hanno dietro di sé il potere della proprio volontà e quello che nasce dal sostegno di un intero popolo e hanno rinunciato alla violenza. Ma non è scontata la conclusione di questo scontro.

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