Il potere d'acquisto dei gay e l'euro rosa

Da anni sentiamo parlare di "pink dollar" o di "pink pound", in pratica dei soldi rosa, cioè la disponibilità economica delle persone omosessuali, in particolare delle coppie gay che nella stragrande maggioranza sono Dinkies: hanno due stipendi (Dual Incomes) e niente figli (No Kids).

Adesso a Barcellona si discute - potremmo azzardare - di "euro gay", cioè del potere d'acquisto e dell'impatto economico della comunità lgbt in Europa e in particolare in Spagna, dove è nata la Camera di commercio Gay, Xarxagay con 500 aderenti.

Nel vertice di Barcellona, che andrà in scena lunedì, di torna a parlare della disponibilità economica delle persone omosessuale e della loro propensione all'acquisto che sarebbe più elevata rispetto al resto della popolazione. Ovviamente in queste rappresentazioni (e auto-rappresentazioni) del mondo gay c'è da operare alcuni distinguo. I gay non sono tutti stilisti, designer e manager; e anche se lo sono non sempre hanno un lavoro di alto livello. Esistono gay operai, impiegati, insegnanti, camerieri e la loro disponibilità economica non è così elevata.

D'altro canto è vero che l'assenza di progetti familiari, per lo più, consente di consumare e spendere più dei coetanei eterosessuali, che in genere mantengono famiglia e figli.

I gay, quindi, fanno girare l'economia? In parte è così, ma le aziende ancora non se ne sono accorte o comunque non vogliono prenderne atto e pochissime in Europa, al contrario di quanto avviene negli Stati Uniti, promuovono azioni di uguaglianza e politiche inclusive per i dipendenti lgbt. Ecco, in questo senso forse iniziative come quella di Barcellona servono a scuotere i responsabili delle imprese e attirare l'attenzione su un segmento di pubblico, quello lgbt, che soprattutto in Italia viene trascurato e quasi ignorato.

Non è un caso che sulle riviste, i siti Internet e in genere i media lgbt non si vedano mai inserzioni pubblicitarie delle grandi aziende che investono all'estero. A cominciare dalle grandi firme della moda (Armani, Dolce & Gabbana) e fino a colossi industriali come Fiat.

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