Lesbiche, gay e fecondazione assistita. Intervista a Eleonora Mazzoni, autrice de “Le difettose”

Eleonora Mazzoni, Le difettoseEleonora Mazzoni – attrice teatrale, cinematografica e televisiva – ha da poco pubblicato con Einaudi un bel romanzo dal titolo Le difettose in cui parla di una donna che, in maniera forse un po' ossessiva, ricorre alla fecondazione artificiale per avere un figlio. Nel romanzo si accenna anche a lesbiche, gay e fecondazione artificiale. Leggiamo, infatti, a pagina 10:

Se sei una lesbica accoppiata si possono prelevare gli ovociti da una, fecondarli con lo sperma di un donatore e impiantarli nell’utero dell’altra. Se sei gay puoi fecondare l’uovo di una donatrice con il tuo sperma, affittare l’utero di una donna e dopo nove mesi portarti a casa tuo figlio con tanto di regolare contratto. Ma anche se sei single o non vuoi mogli o mariti, con un po’ di soldi puoi fare un figlio da solo.

Stimolati dal tema del romanzo (in cui c'è anche un'interessante personaggio omosessuale che avrà un ruolo importante nella storia di Carla), abbiamo raggiunto l'autrice che si è detta felice di chiacchierare un po' con noi e ci ha anche confidato che segue spessissimo Queerblog.

Eleonora Mazzoni - foto Emilio Lari

La situazione idilliaca descritta nel tuo libro è valida anche in Italia?
No. In Italia non è possibile quasi niente. Abbiamo la legge più restrittiva al mondo. Ora, a forza di ricorsi vinti in Corte Costituzionale, qualche scossone c'è stato. Ma è ancora troppo poco.

C'è un altro passaggio di Eleonora Mazzoni che mi è piaciuto molto. È contenuto in un'intervista rilasciata a Speechless Magazine:

Io credo che vietare non serva. Se non a discriminare chi non ha soldi. Chi ce li ha, aggira la legge andando all’estero [...] Occorrerebbe allenare la coscienza. Per capire cosa fare e cosa no, cosa si desidera veramente, fino a che punto conviene spingersi. Ma con uno sguardo umano, rispettoso della vita ma totalmente laico e antropocentrico, come quello di Seneca. Per questo ho scelto proprio lui. Flaubert dice: “Quando gli dei non c’erano più e Cristo non ancora, tra Cicerone e Marco Aurelio c’è stato un momento unico in cui è esistito l’uomo, solo”. Seneca rappresenta proprio quel periodo e quella condizione

Nell’Italia del 2012 quanto siamo lontani da questa condizione?
Tanto. Mi dispiace perché l'Italia è il paese che amo e in cui vivo ma purtroppo c'è una mentalità arretrata e carica di pregiudizi. Parlo soprattutto a livello di leggi, di politiche e di istituzioni. E anche di informazione. Siamo molto carenti e pieni di contraddizioni. Invece penso che la società sarebbe pronta e vogliosa di cambiamenti e novità. Su certe faccende non può essere lo Stato a dire ciò che è giusto o sbagliato. Sono questioni intime su cui è la persona che deve decidere. La conoscenza approfondita è lo strumento più adeguato per capire ciò che veramente si vuole, aldilà di quello che ti viene “imposto” dall'esterno. E poi la conoscenza elimina sia i falsi miti (ad esempio che la scienza sia infallibile e abbia una riuscita del 100%) sia le false paure (tipo lo spettro dell'eugenetica).

Particolare della foto di Emma Innocenti in copertina del libro “Le difettose” di Eleonora Mazzoni“Fino a che punto conviene spingersi”, dici in quella intervista. Per quel che riguarda il mondo gay e lebisco, secondo te, fino a che punto conviene spingersi? La fecondazione per coppie gay ti trova d’accordo o sei per l’adozione? O per entrambe? Per riprendere il filo rosso de Le difettose, vale anche per le persone lgbtqqi la domanda “Volere un figlio a tutti i costi può dare dipendenza?”
“Fino a che punto conviene spingersi” lo intendo in senso esistenziale, non etico. Che una donna (etero o lesbica è lo stesso) affronti quindici fecondazioni artificiali può essere molto giusto o molto sbagliato. Dipende dal tuo atteggiamento. Dalla consapevolezza che mette in quello che sta facendo. Dall'ascolto profondo di quello che è e che vuole. Io racconto di come i desideri, soprattutto in un'epoca e in una società che li ha sacralizzati, si possano trasformare in ossessioni (conosco bene la dinamica, non giudico, è capitato a me per prima e a molte persone a me care) e allora diventano i padroni della tua vita e possono depredarla. Vale esattamente lo stesso per le persone lgbtqqi. Nell'intimo della propria coscienza tutti gli esseri umani devono fare i conti con la propria finitezza e i limiti (l'ultimo dei quali, la morte, è anche il più grande e invalicabile). I latini, tanto amati da Carla, la mia protagonista, che li insegna all'università, sapevano quanto i desideri potessero togliere tranquillità. Consigliavano di recidere “quelli che oltrepassavano il breve spazio del tempo immediato”, perché sul futuro l'uomo non ha dominio. Molto meglio stare ancorati all'unico posto sicuro: il presente. La fecondazione ti aiuta (e per questo bisogna essere grati alla scienza) ma non elimina il limite, lo sposta solo in avanti. I risultati non sono garantiti. Nessun medico potrà mai dirti: “Lei diventerà madre al 100%” e se lo dice è un truffatore che vuole spillarti più soldi possibili (ce ne sono!). Per quanto riguarda le coppie gay, credo che dovrebbero essere libere di decidere sia per la fecondazione che per l'adozione. Come le coppie etero. Sono due strade non del tutto coincidenti. Ma per entrambe (sia per ottenere artificialmente quello che naturalmente non viene sia per accogliere come tua una vita non tua) bisogna fare un percorso. Quello che nel mio romanzo è costretta a fare Rina, la nonna di Carla. Che dopo un grave lutto e una lunga depressione, grazie all'amore del suo amante, rinasce (“A modo suo mia nonna ne aveva fatta di strada. Lei diceva che ogni persona nasce due volte. Quando trova il suo posto nel mondo è la nascita più vera”) e diventa la donna che aveva sognato di essere. Un brano relativo a nonna Rina (“≪Non devi fare sempre centro≫, diceva. Di Aldo mi parlò una volta sola. ≪Sono più contenta per averlo avuto che triste per averlo perso≫. Disse proprio cosi. Più contenta per averlo avuto. Una pausa. E poi continuò. Che triste per averlo perso. Disse anche: ≪Se non succedeva quella cosa lì che vita avrei vissuto io, fiola ad countaden e cun la sgonda elementera in tla saca? Invece ho studiato. Letto. Lavorato. Ho imparato tanto. L’amore per esempio. E quanti viaggi≫. Non sono mai riuscita a capire se e dove se ne fosse andata, però aveva sempre l’aria di una che è in partenza, questo è certo.”) me l'ha ispirato una mia cara amica trans, artista incredibile, cantante con cinque ottave di voce, con cui ho fatto alcuni spettacoli interessanti in teatro. Lei mi raccontava di essere grata di non essere nata donna biologica ma di esserla dovuta diventare. “Sarei vissuta nel mio piccolo paese sardo e sono sicura che sarei stata una donna mediocre, una moglie stressata con una caterva di figli e un marito che mi avrebbe tradito con qualche trans”. Geniale!

Particolare della copertina de “Le difettose”, romanzo di Eleonora MazzoniPiccola nota mia: la sigla “lgbtqqi” la usa Eleonora Mazzoni direttamente ed è un inequivocabile segno di attenzione alla nostra realtà e di conoscenza di quello che dice. Continuo con le domande.

Nell’ottica del “credo che vietare non serva”, come ti poni riguardo ai matrimoni gay?
Ben vengano matrimoni gay, DICO, adozioni per coppie omosessuali (Paolo Poli dice: "Un bimbo si trova meglio con due froci brillanti piuttosto che con due etero imbecilli"), per single e conviventi di tutte le età. Quando Julianne Moore è venuta a presentare il suo film su una coppia lesbica con prole concepita in provetta, pare abbia esclamato: "Sono scioccata! Non sapevo che in Italia i gay non potessero sposarsi né avere figli!". Sento che siamo pionieri di un'epoca che sta cambiando a vista d'occhio. Tra trent'anni concepire i figli in provetta e avere a che fare con famiglie omosessuali sarà normale. Anche in Italia. In questi mesi sto facendo molti incontri e presentazioni del libro, in più quotidianamente ricevo messaggi su facebook, twitter o tramite il mio sito e mi rendo conto che la società è più avanti di quello che crediamo. Gli italiani sono più avanti dell'Italia (cioè della sua classe politica e delle sue leggi). E vedi che parlare con semplicità e disinvoltura di certi temi “spinosi” serve a fugare in pochi attimi paure e titubanze estremamente esili. Il concetto tradizionale di famiglia ha fatto il suo tempo. Nel nostro paese ci si sposa ormai meno che all'estero, si divorzia però nella stessa misura e il numero di omicidi all'interno della famiglia è il più alto d'Europa. In Italia le coppie etero cercano i figli così tardi non solo per motivi di precarietà economica e sentimentale ma anche perché il modello ancora culturalmente imperante è logoro e poco attraente.

Infine, Le difettose è un romanzo che le lettrici e i lettori di Queerblog dovrebbero leggere perché…
Perché è vitale, libero, contro gli stereotipi e i pregiudizi (anche quelli che molte volte abitano dentro di noi in maniera inconscia). Perché racconta con tenerezza e levità un mondo che per i più risulterà sconosciuto, in quanto sotterraneo, carbonaro e invisibile a occhio nudo, eppure reale, anzi realissimo e sempre più numeroso e in crescita, variegato, interessante, eccentrico, ricco di storie. Una specie di grande famiglia che protegge e sostiene.

Grazie, Eleonora. Veramente.

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