Alba (CN), organizza raid punitivo contro il compagno del figlio diciottenne

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Sono stati fermati, dopo oltre dieci giorni di indagini, i responsabili del pestaggio avvenuto lo scorso 16 maggio in un'area di sosta di Benevello, in provincia di Cuneo, ai danni di un giovane marocchino e altre due persone.

Quella che in primo momento sembrava un’aggressione a sfondo rapina, col passare dei giorni è diventava una vera e propria spedizione punitiva nei confronti di una delle tre vittime del pestaggio, “colpevole” di aver iniziato una relazione col figlio 18enne di un professionista residente ad Alba, in provincia di Cuneo.

Il figlio dell’imprenditore aveva da poco fatto coming out e aveva iniziato una relazione col ragazzo marocchino. Quel rapporto, però, non era visto di buon occhio dal genitore, che aveva cercato più volte di dissuadere il figlio dal portarla avanti. Non riuscendoci, ha deciso di ricorrere alla violenza, organizzando insieme a un complice una vera e propria spedizione punitiva contro il giovane.

E così, riuscito a scoprire dove il figlio e il suo compagno si sarebbero incontrati la sera del 16 maggio scorso, si è presentato all’appuntamento armato di mazze e portando con sé una pistola. Non sapendo che aspetto avesse il giovane, i due hanno prima aggredito un passante che si trovava lì per caso e, una volta identificato il reale obiettivo, si sono avventati su di lui e un suo amico, colpevoli con calci e pugni e arrivando a minacciarli con la pistola.

Il giovane marocchino se l’è cavata con una prognosi di venti giorni, mentre il suo amico, un ragazzo italiano amico anche del figlio 18enne dell’aggressore, è finito in ospedale con una prognosi di tre mesi.

I due aggressori sono stati fermati con l’accusa di concorso in lesioni personali aggravate, violenza privata, minacce aggravate e danneggiamento.

Gabriele Piazzoni, segretario nazionale di Arcigay, è prontamente intervento sulla vicenda, sottolineando l’esigenza di una legge contro l’omofobia in Italia:

Un episodio di gravità inaudita, un allarme che deve essere affrontato con urgenza dal Parlamento. La vicenda accende ancora una volta i riflettori sull'omotransfobia del nostro Paese e sul livello di legittimazione sociale e culturale su cui questo fenomeno può contare. Questi sono gli episodi per fronteggiare i quali chiediamo una legge contro l'omotransfobia che punisca con severità atti di questo tipo che non possono essere incasellati solo come aggressioni e violenza privata, ma che devono essere trattati per quello che sono, cioè crimini d'odio. Servono perciò specifiche aggravanti, le stesse che chiediamo da anni, invano, alla politica. L'assenza di queste aggravanti contribuisce a derubricare come meno gravi le aggressioni a sfondo omotransfobico, creando un ignobile senso di tolleranza e legittimazione culturale rispetto a queste violenze. Di tutto questo fanno le spese giovani ragazze e ragazzi, la cui unica colpa è di voler vivere liberamente i propri affetti.

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