Gorizia, una sezione gay nel carcere. Arcigay: “Servono azioni di formazione e contrasto alle discriminazioni”

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La decisione del Provveditorato dell’amministrazione penitenziaria del Triveneto di realizzare una sorta di sezione riservata ai detenuti omosessuali nel carcere di Gorizia è stata accolta da accese polemiche, al punto da spingere l’ente a valutare soluzioni alternative a patto che queste consentano di tutelare i tre detenuti gay dichiarati ospitati nella struttura.

Sì, perché al momento si tratta di tre detenuti che si dividono una superficie di 63 metri quadrati nell’ala del carcere recentemente ristrutturata: hanno a disposizione due stanze e un bagno, con una zona giorno e un angolo cottura e i tre posti letto necessari nella zona notte.

La sezione è aperta ormai dallo scorso agosto, ma la polemica è divampata soltanto di recente, quando sono intervenute anche le associazioni LGBT, a cominciare da Arcigay che nei giorni scorsi si è espressa attraverso Nacho Quintana Vergara, presidente di Arcigay Friuli:

Garantire il benessere della popolazione carceraria dichiaratamente omosessuale è un dovere. Ma non è possibile realizzare un’iniziativa del genere in queste condizioni, in piena carenza di personale e in strutture non adeguate. Di per sè l’istituzione della sezione protetta costituisce un passo avanti nella tutela dei diritti degli omosessuali, ma è evidente che la misura risulta inefficace se non viene garantita ai detenuti la fruizione alle attività rieducative. […] I carcerati omosessuali sono più esposti a casi di violenza e pochissimi sono quelli che decidono di dichiararsi, proprio per evitare ritorsioni e atti persecutori.

E in effetti i problemi sarebbero sorti, come scrive Il Messaggero Veneto:

L’istituzione della nuova sezione ha causato grattacapi anche al personale e alla Polizia penitenziaria, costretta a fare i salti mortali per garantire il controllo costante dell’area distaccata ricavata per accogliere i detenuti omosessuali. La ridistribuzione dei turni ha cancellato in molti casi ferie e permessi per gli agenti: attualmente risultano in servizio quaranta poliziotti, a fronte dei 43 previsti dalla pianta organica. Ma soltanto 28 agenti risultano effettivamente in servizio, a causa di assenze a vario titolo.

Oggi anche Gabriele Piazzoni, segretario nazionale di Arcigay, è intervenuto sulla questione proponendo una riflessione più ampia:

Una decisione da non banalizzare, che merita una discussione nel merito che tenga conto del contesto. Non conosco personalmente quel contesto, ma la questione merita di essere affrontata con attenzione, fuori dalle tifoserie. L'obiettivo che il provveditore mette in chiaro è quello della tutela delle persone omosessuali recluse nella struttura. Infatti, apprendiamo dalle cronache che proprio i detenuti hanno fatto richiesta in questo senso. D'altro canto è comprensibile l'allarme di chi intravede in questo provvedimento il rischio di una segregazione, perciò in qualche modo lesiva delle persone a cui è rivolta e il rischio di isolamento dei detenuti omosessuali. Per uscire da questa ambiguità occorre che la separazione fisica degli spazi sia solo una delle azioni messe in campo, cioè che sia uno strumento nell'ambito di un complesso di azioni di tutela e inclusione e non un obiettivo o ancor peggio il rimedio a un'emergenza. Dal nostro punto di vista è apprezzabile l'attenzione che il provveditore di Gorizia ha posto sull'incolumità dei detenuti omosessuali e ci auguriamo che a questa attenzione corrispondano iniziative di formazione e di contrasto alle discriminazioni, fondamentali in tutti i luoghi della vita pubblica, incluso il carcere.Apriremo su questo una interlocuzione con il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia, che per primo deve porsi il tema della formazione degli agenti di polizia penitenziaria per affrontare e prevenire situazioni a rischio e mettere in campo azioni educative fra i detenuti di contrasto alle discriminazioni.

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