Monza, 16enne lasciato fuori dalla classe perchè gay? Arcigay chiede l'ispezione del Miur

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Un ragazzo di 16 anni, studente presso il Centro di Formazione professionale EC Fo.P, sarebbe costretto da giorni, dal presidente dell’istituto cattolico, a stazionare nei corridoi e non entrare in classe perchè omosessuale. La denuncia arriva dal Giornale di Monza, che ha raccolto anche la testimonianza dalla madre del giovanissimo studente discriminato, secondo la quale questa situazione va avanti almeno da mercoledì scorso:

Mio figlio viene discriminato solo perché è gay. I suoi voti sono buoni e gli insegnanti mi dicono che è bravo. […] Quando ho chiesto come mai fosse in corridoio, mi hanno spiegato che è per via di una fotografia pubblicata su Instagram nella quale mio figlio è nudo assieme a un altro ragazzo.

In questa foto, spiega la donna, il figlio sarebbe a torso nudo insieme a un suo coetaneo. Tanto sarebbe bastato a spingere il dirigente dell’istituto a emarginare il giovanissimo studente, impedendogli di entrare in classe perchè, si legge sul quotidiano, “in quanto omosessuale potrebbe essere pericoloso per gli altri alunni”.

Il condizionale in questo caso è d’obbligo, stiamo ancora verificando i fatti, ma se quanto denunciato trovasse un riscontro ci troveremo davanti a una situazione di una gravità inaudita, non soltanto per il comportamento dell’istituto e del suo direttore, ma anche per quello dei compagni di scuola del giovanissimo che, a detta del quotidiano locale, avrebbero pubblicato foto con insulti su Instagram. Di queste foto, però, al momento non v’è traccia.

La Repubblica, intanto, riporta le parole del preside dell’istituto, Adriano Corrioni:

I compagni del ragazzo, a cui lui aveva mostrato la foto sul social network, hanno prima chiesto e ottenuto dal sito la rimozione dell'immagine pedopornografica, e dopo si sono rivolti agli insegnanti. A quel punto abbiamo deciso di sistemare il ragazzo in un postazione a parte, insieme con un educatore, come facciamo quando uno dei nostri corsisti di approfondire un argomento di studio. In attesa di parlare sia con la famiglia, sia con i servizi sociali che hanno in carico il ragazzo. E per capire come affrontare la questione con i compagni ed evitare discussioni in classe. Non è questione di discriminazione, i cristiani non discriminano: accettiamo tutti, abbiamo ragazzi di tutte le religioni. Volevamo proteggere sia il corsista sia i suoi compagni.

Le parole del preside riportate dal Corriere Della Sera forniscono qualche dettaglio in più:

La foto in questione era di carattere pornografico. Il giovane, che per di più è minorenne, simulava un atto sessuale. Per evitare che in classe si generasse confusione ho deciso di farlo accomodare in una postazione separata assieme a un educatore. Poi ho avvisato i servizi sociali del Comune e i genitori, ma non si è fatto vedere nessuno.

Da un lato, insomma, si parla di una foto di carattere pedopornografico, dall'altro di una foto innocente scattata al mare. Nel primo caso ci troveremmo davanti a una punizione per aver introdotto in classe un contenuto vietato ai minori - non è la prima volta che uno studente, a prescindere dal proprio orientamento sessuale, viene allontanato dall'aula per comportamenti molesti in classe - dall'altro a un vero e proprio caso di discriminazione sessuale.

Quello che sappiamo non certezza è che l’Arcigay è prontamente intervenuto sulla vicenda, chiedendo le dovute verifiche del caso:

Abbiamo letto con sconcerto la notizia di un istituto di formazione di Monza che avrebbe messo uno studente a seguire le lezioni fuori dall'aula perché omosessuale. È un fatto gravissimo, inconcepibile, per il quale chiediamo l'intervento fermo e severo del Miur.

A parlare è Flavio Romani, presidente di Arcigay, che ha proseguito:

Spetta infatti al Ministero inviare tempestivamente i propri ispettori. Qualora le circostanze fossero confermate, e il modo in cui il dirigente scolastico rivendica i suoi provvedimenti pare lasciare pochi dubbi, sarebbero doverose l'immediata interruzione di qualsiasi forma di accreditamento pubblico e l'applicazione di qualsiasi strumento per sanzionare una pratica discriminatoria grave, perché violenta nel messaggio e estremamente dannosa. Non esiste alcun catechismo che in Italia valga più della nostra Carta costituzionale. E se c'è chi in Italia crede di poter costruire riserve in cui praticare discriminazioni fondate su credi religiosi o ideologie politiche, è anche perché nel dibattito alla Camera sull'estensione della legge Mancino si sono prodotte gravi ambiguità, che hanno rinsaldato, anziché disgregarlo, il tessuto omofobo e razzista del nostro Paese. Per questo occorrono provvedimenti esemplari e ragionamenti lucidi: vogliamo una scuola, pubblica o privata che sia, che lasci fuori dalla porta un ragazzino omosessuale, o nero, o ebreo, o povero o diversamente abile? A questa domanda bisogna rispondere "no" senza alcuna incertezza. E forte di quel no bisogna che il Senato calendarizzi la discussione sul testo di legge contro l'omotransfobia approvato alla Camera e lo ridiscuta, eliminando le scappatoie e le formule ambigue che rendono la discriminazione e la violenza fatti possibili e addirittura giustificabili nel nostro Paese.

Sulla delicata questione, in attesa che vengano fatte le dovute verifiche, è intervenuto anche il deputato del Partito Democratico Alessandro Zan:

Ritengo opportuno informare i ministri dell’Interno Alfano e per gli Affari regionali Lanzetta dell’accaduto affinché venga subito disposto un accertamento, per il bene di tutti gli alunni: se infatti le circostanze venissero confermate, saremmo di fronte a comportamenti intollerabili da parte di chi è deputato a formare i ragazzi.

(in aggiornamento)

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