Arezzo, il Comune esce dalla Rete contro le discriminazioni

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Era nell’aria da tempo, ma ora c’è l’ufficialità: l’amministrazione di centro-destra del Comune di Arezzo ha deciso di fare dietro front su tutte le politiche di integrazione e contro le discriminazioni messe in atto dalle amministrazioni precedenti.

La Giunta del comune ha deciso così di uscire dalla Rete Nazionale delle Pubbliche Amministrazioni Anti Discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere (Re.a.dy) che si prefigge l’obiettivo di

individuare, mettere a confronto e diffondere politiche d’inclusione sociale per lesbiche, gay, bisessuali e transgender e la realizzazione di attività rivolte alla promozione ed al riconoscimento dei diritti delle persone Lgtb.

A fare entrare il Comune di Arezzo in Re.a.dy era stata la precedente amministrazione, ma la nuova giunta, guidata dal sindaco Alessandro Ghinelli, in carica dal giugno scorso, ha preferito fare marcia indietro. Il motivo di questa decisione, come si legge nella delibera, è presto detto:

Non è ritenuta prioritaria anche sulla base del programma elettorale di questa amministrazione.

Nonostante questo, però, l’amministrazione precisa di “essere contraria e di condannare qualsiasi tipo di discriminazione per orientamento sessuale e di genere”.

Messa così, però, questo “essere contraria” rischia di restare soltanto parole al vento. Senza contare che, negli stessi giorni in cui si è deciso di uscire dalla rete Re.a.dy, è stato dato il patrocinio al convegno "Sarà ancora possibile dire mamma e papà? La famiglia al tempo del gender" con la partecipazione dell'avvocato Gianfranco Amato, l'autoproclamatosi omofobo Presidente dei Giuristi per la Vita.

Foto | Wikimedia

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