Luigi Brugnaro: “Mai un gay pride nella mia Venezia”

Il sindaco di Venezia afferma che a Venezia non ci sarà mai un gay pride perché “kitsch”. La risposta di Arcigay

E così anche Luigi Brugnaro, sindaco di Venezia, ha amici gay motivo per cui non può dirsi omofobo. Così afferma su Repubblica, in un’intervista in cui parla dei “libri gender” e del Pride a Venezia. A proposito della prima questione e della reazione di Elton John (che ha definito Brugaro “bigotto e bifolco”), il sindaco risponde:

È un arrogante che da tre anni non mette piede a Venezia. Se permette, ai nostri figli ci pensano i genitori. La famiglia con due donne e il bambinetto è innaturale.

Famiglia di due uomini e bambino nemmeno l’ha pensata, probabilmente. E alla giornalista che gli chiede se il prossimo anno Venezia ospiterà, risponde:

Quella è una buffonata, il massimo del kitsch. Vadano a farla a Milano oppure sotto casa sua.

Un classico modo di pensare, colpa anche della tv e dei mezzi di comunicazione che di tutto il Pride mostrano solo alcune immagini (che, in ogni caso, sono di persone che hanno tutto il diritto di manifestare per i propri diritti).

Per Flavio Romani, presidente di Arcigay, Brugnaro

vive nel delirio di sentirsi il doge dell'antica repubblica marinara, visto che si intesta il potere di decidere se liberi cittadini e cittadine possano manifestare pacificamente per i propri diritti, come previsto dalla Costituzione. Il sindaco può mettersi l'anima in pace: se le associazioni del Veneto decideranno di organizzare un Pride a Venezia, il Pride si farà.

Continua quindi Romani:

Brugnaro potrà al massimo decidere se venire in corteo oppure no. Coi suoi amici gay e pure con le mogli, visto che, come noi sosteniamo da sempre, anche nell'esperienza del sindaco la famiglia si coniuga al plurale, non ne esiste una sola. E infatti sono proprio quelli come Brugnaro a dimostrarci che la famiglia, quella al singolare, è solo un modestissimo artificio retorico, che non regge alla prima prova dei fatti.

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