Il Consiglio di Sicurezza dell'ONU ascolta le testimonianze dei gay perseguitati dall'Isis

Per la prima volta il Consiglio di Sicurezza dell'Onu a New York ha ascoltato, dalla loro viva voce, le testimonianze dei gay siriani e iracheni in merito alle persecuzioni che subiscono nei due Paesi di origine da jihadisti dell'Isis. Samantha Power, ambasciatrice USA presso l’ONU, ha dichiarato che

è giunto il momento, dopo settant’anni dalla creazione dell'Onu, che le sorti delle persone LGBT le cui vite vengono minacciate fossero al centro dell'attenzione. È un piccolo passo, ma è fondamentale. Per il Califfato è pratica costante prendere di mira le persone della comunità LGBT; l'intento della riunione era dimostrare che l'Onu ne è cosciente e se ne preoccupa.

Il Consiglio di Sicurezza è stato aperto a tutti i paesi e dei quindici membri del Consiglio non vi hanno preso parte Chad e Angola.

A parlare è stato Subhi Nahas (in foto con l'ambasciatrice Power), da Idlib in Siria, che ha spiegato che il Califfato terrorizza e uccide i gay, gettandoli dai tetti e incitando la folla a lapidarli.

Sono venuto a dimostrare che LGBT non è solo una sigla coniata dall'Occidente, ma che esiste una comunità LGBT in Medio oriente e in Africa, che siamo solidali e ci battiamo per i nostri diritti.

Il Consiglio di Sicurezza dell'ONU ascolta le testimonianze dei gay perseguitati dall'Isis

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