Genova: “Brutto gay, non guardare il mio ragazzo”. E giù botte

Un assurdo caso di omofobia accaduto a Genova fa riflettere su quanto sia insito l'odio verso le persone omosessuali nella nostra Italia

Genova

La follia omofoba dà origine a veri e propri raptus. È quanto successo a Genova, come riporta Il Secolo XIX.

È notte e Luca, nome di fantasia, ha staccato dal lavoro e prende l’autobus, con un amico, per tornare a casa. Manda un sms alla fidanzata. Sono le 3.49. Poi, stanco probabilmente, se ne sta seduto sul bus. “In sovrappensiero”, dirà poi. Ma a bordo ci sono dei balordi: sei per la precisione, due donne e quattro uomini. Una delle ragazze inizia a inveire contro di lui: «Gay di m..., che c... guardi, il mio fidanzato?». E giù botte su volto, gambe, schiena, con tanto di uso di catene. Luca riesce ad allontanarsi, prende un taxi raggiunge casa e racconta alla sua fidanzata l’accaduto: massacrato di botte perché pensavano fosse gay. Non vuole andare in ospedale, forse perché vuole lasciarsi tutto alle spalle. Resta la paura e il dolore, ma si pensa che il peggio sia passato: dopo una settimana, invece, l’ematoma cerebrale che gli è stato procurato da quell’aggressione lo manda in coma e viene salvato in extremis da un intervento di neurochirurgia. Al momento Luca non parla e viene alimentato a fatica.

Le indagini sono in corso e nel mirino c’è un gruppo di Genova, anche se nessuno è stato identificato. Quello che è certo è che, comunque, a essere denunciato per favoreggiamento è l’autista del bus, che ha assistito al pestaggio e non ha chiamato né i soccorsi né ha avvertito la polizia. Commenta Arcigay, sezione di Genova, in un comunicato:

Il fatto che l'uomo aggredito non fosse gay per noi non è importante. Innanzi tutto è una persona e in quanto tale sentiamo di voler manifestare la nostra solidarietà e vicinanza, garantendo, se necessario, l'assistenza dei nostri legali.

E poi continua:

Dobbiamo fare anche qualche altra riflessione. Per gli aggressori era gay e a noi basta per chiedere ad alta voce d'essere difesi. Difesi come persone e come gay. La Legge Mancino (205/93) punisce discriminazione, odio o violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. Questa Legge, utile e importante, si preoccupa di riconoscere la lesione che colpisce non solo la persona aggredita, ma anche il gruppo di appartenenza. La comunità LGBT in questo elenco non è mai stata compresa: orientamento sessuale e identità di genere non ci sono. Tante volte abbiamo ormai visto iniziare un iter legislativo per farlo, ma mai lo abbiamo visto concludersi.

Questo succede in Italia, nel 2015. Probabilmente gli aggressori cercavano la scusa per scatenare una rissa e avrebbero comunque picchiato chiunque fosse salito a bordo del bus. Ma quegli epiteti e quell’atteggiamento, sono sintomo di una profonda omofobia che attraversa l’Italia, fin nelle sue più intime pieghe. E nessuno fa niente.

Foto | Tiia Monto [CC BY-SA 3.0], attraverso Wikimedia Commons

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