Giovanardi e Binetti all’attacco della legge sulle unioni civili (ma non sono i soli)

Unioni civili: si prevede una dura battaglia in Parlamento con più di 4 mila emendamenti presentati

foto carlo giovanardi

Com’era prevedibile Carlo Giovanardi e Paola Binetti ce la stanno mettendo tutta per affossare il ddl sulle unioni civili che è allo studio del Parlamento, disegno di legge che già è al ribasso e, di fatto, legalizza un’unione ghetto. Ma non sono i soli. Come nota Panorama: “Gli alfaniani hanno già presentato 2.778 emendamenti, ai quali vanno aggiunti i 282 esclusivamente di Giovanardi, mentre sono 829 gli emendamenti di FI (altrettanto determinata a contrastare e modificare l'iter legislativo), mentre 332 sono quelli presentati da Gal. Ai quali ne vanno aggiunti altri 15 presentati dagli stessi Dem, per un totale di oltre 4.200 richieste di modifica”.

E che dice Giovanardi?

Il testo Cirinnà (è) non soltanto in palese contrasto con l'articolo 29 della Costituzione, che prevede che il matrimonio sia possibile soltanto tra uomo e donna, ma anche con le sentenze della Corte Costituzionale e della Corte di Cassazione, da rispettare puntualmente, che hanno invitato il legislatore a dare attuazione all'articolo 2 della Costituzione che prevede che i diritti dei singoli siano soddisfatti nell'ambito delle formazioni sociali in cui si svolge la loro personalità.

Ricordiamo che l’articolo 29 della Costituzione afferma: “La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sull'eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell'unità familiare”.

Giovanardi dice di essere disponibile a una legge che “garantisca diritti e rimuova discriminazioni per tutte le coppie di fatto, etero e omosessuali" ma che escluda la reversibilità della pensione, l'adozione e la pratica della maternità surrogata (queste ultime due non sono previste nel ddl Cirinnà). I problemi sulla reversibilità della pensione sono uno spauracchio: “il riconoscimento della pensione di reversibilità comporta costi risibili per lo Stato – scrive il sito Articolo 29 – Lo ha verificato l’INPS con uno studio del 31 marzo 2015, per cui gli oneri per lo Stato sarebbero pari a soli 100.000 euro nel 2016, che diverrebbero 500.000 nel 2017 sino a raggiungere appena 6 milioni di euro nel 2025”.

Paola Binetti, invece, continua a vedere in questa legge una equiparazione al matrimonio: in questo è uguale a Renzi che spaccia per una conquista quello che di fatto è un contentino. Afferma Binetti:

Il rito su cui si centra l'unione in questione è identico a quello del matrimonio civile, gli impegni assunti sono gli stessi di quelli delle persone sposate e le formule utilizzate sono quelle del codice, a cui dopo la parola matrimonio si aggiunge che estende la stessa specifica normativa anche alle unioni civili.

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