Il Diavolo Veste Prada IL FILM!

Milioni di ragazze si scannerebbero per quel lavoro: è questo quello che si sente ripetere Andrea (Andy per tutti) dal momento che varca la soglia di Runway, la bibbia della moda, il luogo dove nascono, muoiono, resuscitano le tendenze. A dirigere la rivista è Miranda Pristley. Peccato che né Runway né Miranda per Andy significhino nulla.

Lei è lì solo per fare esperienza, come trampolino di lancio per entrare in un'altra testata e scrivere coronando così il suo sogno di diventare giornalista. Ma quello che lei non sa, e che invece sanno tutti, è che un anno con Miranda è un viaggio senza ritorno per l’inferno. Miranda è tanto potente quanto esigente, la vita di Andrea dovrà cambiare e non solo quella privata anche quella che può essere misurata col centimetro. Per sopravvivere deve diventare una ragazza Runway, deve proprio perché Milioni di ragazze si scannerebbero per quel lavoro.

Il Diavolo veste Prada è il film cult di questa stagione, non c’è dubbio. Tralasciando il libro, Anna Winthour e tutto quello che ha reso l’attesa del film eccitante, concentriamoci adesso solo sulla pellicola. Il film, che abbiamo visto questa mattina in anteprima per voi, è divertente, veloce, frenetico, fashion, “nuiorchese”, velenoso, acido, perfido.


Il regista David Franklen prima di questo film ha diretto “Sex And The City” e sempre per l’HBO Entourage nel 2005 ha ottenuto una candidatura agli Emmy. La produttrice Wendy Finerman può vantare nel suo curriculum l’Oscar per “Forrest Gump”.
Patricia Field che si è occupata dell’ideazione dei costumi, oltre ad essere una geniale creatrice per la sua linea di abiti è soprattutto la brillante costumista a cui dobbiamo il guardaroba eccezionale di Carrie Bradshaw e delle sue amiche in “Sex & the city”. Già questo terzetto è un biglietto da visita non male, riteniamo.
Poi mettiamoci pure che le protagoniste sono: la zuccherosa Anne Hathaway, famosa per film come “Pretty Princess” e “I segreti di Brokeback Mountain”; la sempre meravigliosa Meryl Streep, l’altra protagonista – che forse è quella assoluta. La sua Miranda è fredda, cinica, arrampicatrice, di successo, consapevole, fragile, ma non vulnerabile.
Alla fine del film, che rispetto al libro ha un finale un po’ diverso, ci si domanda se davvero poi Miranda sia questo diavolo o se non è che quello che tutti siamo, ma che non vogliamo ammettere! Andatelo a vedere è eccezionale.

"Prima di tutto, io e te rispondiamo al telefono. Al telefono si deve rispondere ogni volta che squilla, se no le chiamate vanno sulla segreteria telefonica e lei si indispone da morire. Se io non ci sono… Tu sei incatenata a quella scrivania!".
"Scusa, ma se devo andare in…".
"Che cosa? No. Una volta un'assistente ha lasciato il suo posto perché si era squarciata una mano con un tagliacarte… e Miranda ha perso Lagerfeld un attimo prima di vederlo sparire su un volo di diciassette ore per l'Australia… Adesso la ragazza lavora a Guida TV”.

Tanto per capirci…

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