Veltroni: discorso un po' deludente sui diritti

Lungo, un po' troppo lungo. E poi quei due gobbi, a destra e sinistra, sembravano la metafora dell'equidistanza del Partito democratico: né destra né sinistra, né laicismo né integralismo. Vabbè: per il resto Walter Veltroni, nel suo discorso di oltre 90 minuti (più di una partita di calcio) con cui è sceso in campo per la guida del Pd, ha dimostrato di essere il leader meno bollito del centrosinistra moderato.

Qualche accento è più convincente ("Combattere la precarietà, specie quella dei giovani", semplificare la politica; cambiare il rapporto dei cittadini con le tasse; leggi ad personam da cancellare), altri punti francamente sono da rivedere (su tutti il refrain sulle "difese corporative" da abbattere; la demagogia sul "No all'Alta velocità=traffico che inquina"; e l'accenno alla sicurezza, ridotta esclusivamente al "problema" immigrazione).

Ma siamo su Queerblog, dunque ci occupiamo di queer, di gender, di diritti civili, di comunità lgbt, lesbica gay bisex transgender, di laicità dello stato. E allora, che cosa ci ha detto Veltroni?

La sorpresa è stata un cenno, nei primi 15 minuti, all'omofobia come uno dei mali del momento, sintomo di rifiuto "di chi è o appare diverso". Mi sembra una novità da apprezzare.

Più articolato (e severo) il giudizio sui diritti civili, in ispecie quelli delle persone omosessuali. Intanto Veltroni ha fatto diventare temi eticamente sensibili la tutela della famiglia e la difesa dei diritti civili. Anzi, il passaggio dal vivo è diverso dal testo diffuso dai giornali e proprio in diretta il futuro segretario del Pd ha aggiunto il riferimento ai "temi eticamente sensibili". Ma così si ammette un'ipoteca "di coscienza" su temi che invece non sono affatto "etici", giacché non coinvolgono questioni relative alla vita e alla morte. Si parli più correttamente di "morale".

Poi è stucchevole - come scrive anche Titollo nel suo blog - il riferimento a una "contrapposizione esasperata tra integralismo religioso e laicismo esasperato": il primo è presente nel Pd con la Binetti e compagnia, il secondo - se mai esiste in Italia - è già stato espulso dai Ds.

Sì, è vero, Veltroni si spende in una difesa dei Dico, ma era ovvia e doverosa, non foss'altro che gli orribili Dico sono uno dei frutti proprio del Partito democratico in quanto parto di Pollastrini (Ds) e Bindi (Margherita).

Dalle parole è il caso di passare ai fatti. Ma le parole - mi pare - non sono ancora sufficienti e soddisfacenti, almeno per la comunità lgbt.

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