Valentino: stilista per vocazione, gay per scelta

L’intervista di Sara Fallaci a Valentino (pubblicata sull’ultimo numero di Vanity Fair) l’ho letta due volte. Non ho ancora capito se il soggetto mi sta antipatico o No. Per questo motivo ho deciso di scrivere questo post.
Comincerei col sostenere i più stretti collaboratori dello stilista: dai domestici ai collaboratori, dei quali solo uno è degno ogni tanto di un suo suggerimento.
È inutile, caro il mio caschetto mogano, recitare la parte della persona pronta per il futuro della maison; se a queste giovani promesse non insegni il mestiere, sarà difficile vedere la tua arte in futuro (al di là dei miei personali desideri). Renzo Piano, anche in questo settore, è un maestro. Prova a parlarne con lui.

Stuzzicato dalla giornalista, lo stilista racconta la sua vita con lo storico socio Giancarlo Giammetti e del proprio rapporto con i sentimenti amorosi. A tal proposito ha dichiarato: “Sono sempre stato molto controllato, non mi sono mai lasciato andare completamente e questo mi dispiace”.
Dispiace anche a me, sappilo. Credo non sia facile per nessuno vivere rinchiuso in un corsetto troppo stretto. Forse, se il tuo orientamento sessuale non lo vivessi come una scelta, tutto potrebbe essere diverso. Essere gay, caro il mio stilista, per molte persone non è semplicemente una questione di educazione.

Capisco che vivere la propria omosessualità, molti anni non sia stato difficile. Professionalmente non sarò certo io ad evidenziare le tue falle, ma umanamente ci provo. Non è arrivata l’ora di stare accanto, realmente, a tutti quelle persone non eterosessuali che non hanno avuto la possibilità di vivere come te in un castello sicuro? Pensaci. Hai solo 76 e una vita, sociale, davanti.

Via | Vanity Fair N° 25 pag 96

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