La provocazione della Bignardi: "Sono gay e deficiente"

La mitica, imprescindibile Daria Bignardi - Foto: Tvblog.it

Io comunque sono deficiente. E gay. E femminuccia.

Dio l'abbia sempre in gloria, la Dariuccia nostra nazionale. Che si mette a scrivere 75 volte "Sono una deficiente" su Vanity Fair (la Bibbia di ogni gay che si rispetti) per dire la sua - col solito garbo - sulla vicenda della maestra punitrice di un alunno omofobo, reo d'aver dato del gay e della femminuccia a un suo compagno di classe. La Bignardi è chiara:

Sapete che c'è? Non mi sento tanto umiliata e traumatizzata. Tutti siamo deficienti. A tutti manca qualcosa. Al bulletto, che non voleva far entrare un suo compagno nei bagni dei maschi e lo tormentava, di sicuro manca un po' di educazione. Che non abbonda a casa sua, se è vero che il padre, venuto a conoscenza del fatto, ha scritto sul diario questa nota diretta alla prof: "Mio figlio sarà deficiente, ma lei è c..."

Brava Daria. Un applauso. Bis. Meno male che c'è qualcuno che lo dice, qualcuno che prende le difese apertamente di questa professoressa con trenta anni di insegnamento alle spalle. Io me la immagino, un po' Maria Montessori interpretata dalla Cortellesi, fiera e sicura della sua scelta che affronta le critiche a testa alta.

E allora forse lo dovremmo dire tutti, che siamo "deficienti, e gay, e femminucce". Dirlo in giro. Scrivere lettere di supporto alla nostra amica prof, scrivere ai giornali, lamentarci con la gente. Siamo sempre pronti a schierarci contro chi ci discrimina e ci offende, perché non usiamo la stessa forza per schierarci a favore di chi ci sostiene? W la Daria gay che fa un outing provocatorio, che almeno a ste cose ci pensa lei.

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