Professoressa punisce ragazzo omofobo: processata!

Non è servito a nulla, evidentemente, il caso di Torino dove un ragazzo di 16 anni si è suicidato a causa della persecuzione dei compagni che lo deridevano in quanto (presunto) gay.

Lì nessuno degli insegnanti intervenne, nonostante l'appello della mamma. A Palermo, invece, un'insegnante ha sanzionato - in modo insolito - un atto di omofobia ed è finita davanti al giudice.

Presto raccontata la vicenda: un ragazzino dodicenne delle medie viene bloccato davanti alla porta del bagno dei maschi. "Sei una femmina - gli dice un compagno - e qui non puoi entrare". In lacrime si rivolge alla professoressa che discute del fatto con l'intera classe, sulla base di una parola "deficiente", spiegandone anche il significato di mancante. Alla fine la punizione per il colpevole è scrivere 100 volte sul diario "sono un deficiente", seguito da un invito a presentarsi a scuola per i genitori.

Per tutta risposta il padre del bulletto scrive a sua volta "Mio figlio sarà deficiente, ma lei è c...". Segue una denuncia con richiesta di 25mila euro di risarcimento.
Due riflessioni: la lotta all'omofobia non ha molto successo in questo paese. E i genitori stanno distruggendo quel po' di buono che c'è nella scuola, la credibilità degli insegnanti.

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