Garofano Verde: sboccia a Roma il teatro gay


La XIV edizione della rassegna "Garofano Verde. Scenari di teatro omosessuale", al Teatro Belli di Roma dall'8 giungo all'1 luglio è dedicata a Matteo, il sedicenne gay di Torino suicida per l'omofobia dei suoi compagni. Ma si ispira anche

a una necessaria e cosciente resistenza contro l’omofobia aumentata oltre ogni livello nelle dispute politiche ipocrite e nelle crociate ecclesiali compulsive contro il progetto dei Dico. Ed è anche dedicato, questo Garofano Verde, a una nuova, urgente cultura di manutenzione dei sentimenti da controproporre alla solitudine di internet, al familismo oleografico, ai pregiudizi annidati nei linguaggi, nei riti sociali, nei meccanismi economici, nei tabù dell’intellighenzia.

Riteniamo utile riportarvi in modo diretto e senza mediazioni le parole di Rodolfo di Giammarco, curatore della rassegna, che spiega:

Non dipende certo da noi, se questo nostro appuntamento con testi e attitudini omosessuali s’è venuto quasi trasformando in una trincea contrapposta a una strisciante (ormai virulenta) discriminazione che fa dibattere in ogni quotidiano, rubrica tv, sito. Ma non è nello stile di questa rassegna alzare i toni, polemizzare. Forti del sostegno duraturo dell’Assessorato alle Politiche Culturali del Comune di Roma, abbiamo fin qui creduto opportuno dover far leva sulla poetica civile di autori, sul contributo idealizzato di attori, sulla partecipazione responsabile di registi. Senza sollevare scandali, perché il vero scandalo è che questa rassegna continui ad avere una ragione d’essere.

L’inclinazione a monitorare o a stimolare progetti che riflettano teatralmente problematiche d’identità e di sensibilità alla luce di mutamenti civili e del pensiero, ci ha dunque via via portati, con la Società per Attori, a puntare su drammaturgie, performance e messinscene, e più di recente abbiamo anche perseguito un disegno di corresponsabilizzazione dell’artista (Pippo Delbono, Emma Dante, Giancarlo Cauteruccio, Giorgio Albertazzi, Massimo Popolizio, Giuseppe Marini e, tra gli altri, Eleonora Danco). A partire da ora, mentre brilla la qualità di festival di cinema omosessuale, abbiamo riflettuto su altre discipline live, finendo con l’annettere per contenuti anche un’altra arte, quella della danza. E collaudiamo anche una prima selezione di corti teatrali, altrettanto mirati. Però, malgrado lo scenario aumentato dei codici e delle proposte, non potremmo non andare fieri, innanzi tutto, d’una acquisizione attorale di prestigio: Roberto Herlitzka ha accettato di misurarsi con un monologo laconico approntato per lui da un autore non meno complesso, Vitaliano Trevisan. Arturo Cirillo ha anch'egli aderito al Garofano Verde e ha scelto un percorso poetico tratto dall’opera di Nico Naldini. A sua volta, un’autrice-regista come Lisa Ferlazzo Natoli s’è adoperata nello studio di storiche figure femminili a metà tra desiderio e scienza.

Alla categoria delle letture spettacolarizzate appartengono un trattamento di Antonio Latella d’un testo struggente e scomodo di Sarah Kane, e un montaggio di brevi pezzi che sarà messo in voce a cura di Marcello Cotugno. All’insegna di un linguaggio fisiologico e di una poetica motoria, tre saranno gli spettacoli di danza: una coreografia di un maestro della levatura e dell’introspezione dinamica quale è Virgilio Sieni, una coreografia di Luca Russo e Dino Verga, e un lavoro di teatro-danza di Stefano Botti e Aldo Torta.

Vorremmo che le parole e i moti di quel mistero chiamato corpo comunicassero un senso non comune. E anche (perché no?) una sensualità che incrini le barriere delle differenze. E delle indifferenze.

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