Breakfast on Pluto: colore e favola


Lo scorso week end (scusate il ritardo) sono andato a vedere Breakfast On Pluto. Del film me n’ero già occupato. Le aspettative erano alte. Difficile riassumere la bellissima pellicola irlandese in uno spazio veloce, tanto quanto un click. Ci provo, descrivendo due degli aspetti che maggiormente mi hanno colpito: il colore e la favola.

Il colore. Il protagonista del film, Patrick, fin dall’infanzia capisce che il corpo scelto dalla natura per lui non è quello che realmente vorrebbe. Prova a cambiare con un make up infallibile. I colori, le tinte degli anni settanta, verranno utilizzati da Patrick anche per vincere il grigiore di un passato, quello che non conosce, incerto.
Un passato fortemente caratterizzato da una madre disegnata come una diva di Hollywood, alla quale in diversi momenti della vicenda Patrick si ispirerà.
Un futuro sereno come solo certe giornate primaverili possono essere, sarà il giusto proseguo di un presente intensamente e violentemente scuro.

La favola. Dopo aver visto il film ho cominciato ad ipotizzare che effetto mi avrebbe fatto se l’avessi visto da bambino. Mi sono decisamente rammaricato capendo che forse mi sarebbe piaciuto di più. La visione da “adulti” ci impone di osservare e prendere atto della natura del protagonista; quella, decisamente più infantile ed innocente, ci avrebbe lasciato a bocca aperta. Patrick in due ore (circa) di film ci racconta la sua storia facendoci, semplicemente, sognare. Un sogno che, pur sottintendo un desidero, ti insegna a non piangere dei brutti momenti.

P.S. per saperne di più sulla trama, clicca qui

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