Omofobia nella storia: la fustigazione degli adolescenti di New Haven

Una fustigazione che ebbe luogo nel 1653 nella comunità di New Haven in America. Una sentenza "esemplare" per un gruppetto di giovanissimi che si erano lasciati andare, tra di loro, ai piaceri della carne.

Dal passato lungo e tormentato dell’umanità emergono spesso e volentieri ignobili atti di omofobia, perpetrati in nome di visioni ed interpretazioni malate, di intolleranza, di assoluta cecità. Dagli archivi della comunità puritana di New Haven in America sono venuti alla luce gli atti di un processo sommario imbastito nel lontano marzo del 1653 contro un gruppetto di adolescenti. Dalle carte che sono sopravvissute al vento impetuoso dei secoli affiorano anche i nomi degli accusati che trascriviamo per intero: Benjamin Bunill, Joshua Bradly, Joseph Benham, William Trobridg, Thomas Tuttill e Thomas Kimberly.

Su di loro, tutti maschi e tutti giovanissimi, gravava naturalmente l’onta di aver commesso atti così indecenti, così innominabili, da non poter neppure essere riportati nelle carte processuali.

Le voci del governatore e dei giudici tuonarono, accusarono, sottoponendo i poveri malcapitati ad interrogatori vessatori fino naturalmente al verdetto finale che prevedeva la pubblica fustigazione per tutti gli accusati. Una punizione che era solo un monito. Un invito minaccioso a rientrare prontamente nei ranghi prima che ben altre sentenze venissero decise ed applicate.

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