Ikea chiude il sito ufficiale in Russia per non violare la legge anti-gay, ma ha davvero sbagliato?

In Russia il sito di Ikea ha chiuso: nessuna intimazione, ma solo timore di infrangere la legge antigay

ikea

In queste ore sta facendo il giro del Web la notizia secondo cui il sito ufficiale di Ikea ha chiuso i battenti in Russia: non per scelta del governo, ma per scelta dell'azienda, che - lo ha sottolineato proprio lei - non è stata invitata a farlo da alcuna autorità. Non è da mettere in dubbio, insomma, che si sia trattato di una scelta volontaria e che Ikea lo abbia fatto per un motivo non dipendente da intimidazioni o minacce.

"Con la nostra attività commerciale - queste, le parole del comunicato della compagnia - noi osserviamo le leggi dei Paesi in cui operiamo. Quindi, per evitare di violare la legge, abbiamo deciso di fermare la pubblicazione del nostro magazine online in Russia".

La scelta di Ikea è dipesa da contrasti con la legge russa, quella contro i gay, s'intende, visto che da parecchio tempo, ormai, il catalogo online pubblicato in ben 25 paesi

"mostra differenti aspetti di vita casalinga delle persone, senza distinzioni di età, genere, orientamento sessuale, nazionalità o religione"

e mette in evidenza

"i valori promossi da Ikea, che includono uguali diritti e opportunità per tutti".

In molti hanno protestato per questa scelta, perché, se Ikea sposa la causa gay, allora dovrebbe farlo fino in fondo: io non sono d'accordo, nient'affatto d'accordo, perché, se Ikea avesse continuato, avrebbe potuto prendersi una multa di milioni e milioni, e, a un certo punto, con la crisi che c'è, molto meglio evitare certe situazioni. Sarà un discorso poco idealista, ne sono consapevole, ma non si può mettere a rischio la vita di un'azienda per questioni facilmente risolvibili (anche perché, diciamocelo, con o senza Ikea, la Russia di Putin avrebbe continuato comunque la sua propaganda contro gli omosessuali).

Via | Il Messaggero

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