Firmato un accordo contro l'omofobia nel rugby

Come spesso accade il rugby è un passo avanti rispetto agli altri sport, anche nella lotta all'omofobia

Era il 1995 quando l’australiano Ian Roberts divenne il primo giocatore di rugby a fare coming out; cinque anni fa è stata la volta di Gareth Thomas, ex capitano del Galles e una delle più grandi figure del ruaby del paese. Di pochi giorni fa, invece, è la notizia che la World Rugby – che riunisce tutte le associazioni di questo sport – ha firmato un “memorandum di intenti” (così è stato chiamato) con la International Gay Rugby, organizzazione con sede a Londra. Tra le altre cose, si legge in questo memorandum:

L’accordo, firmato nella Rugby World House di Dublin, traccia le linee per un impegno tra le due organizzazioni a lavorare insieme per educare ed eliminare l’omofobia dal rugby. Con il Memorandum di intenti, la World Rugby e la International Gay Rugby riconoscono il diritto che qualunque giocatore, arbitro o spettatore abbia la possibilità di impegnarsi nel rugby, senza discriminazione basata sull’orientamento sessuale. Inoltre, obiettivo comune è l’inclusione completa e l’eliminazione dell’omofobia nel mondo del rugby.

Dal canto suo Bernard Lapassett, presidente della World Rugby, ha così commentato:

Speriamo di poter collaborare per promuovere l’inclusione, l’uguaglianza e l’amicizia per impegnare e ispirare più uomini, donne e bambini.

E Jeff Wilson, presidente dell’International Gay Rugby, gli ha fatto eco:

Si tratta di un passo coraggioso da parte del mondo del rugby: impegnarsi in questo campo vuol dire farlo ancora di più con i propri valori caratteristici.

L’International Gay Rugby esiste da oltre dodici anni e lavora a fianco di vari club sparsi in tutto il mondo.

Rugby

Via | Sentido G

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

  • shares
  • Mail