In Ghana l'omofobia continua a mettera a repentaglio gay e lesbiche

Si è arrivati al punto di distribuire alle persone foto private di gay e lesbiche per fare in modo che lascino le città

Come purtroppo succede in tanti paesi africani, l’omofobia continua a dilagare in Ghana. In questi giorni sono accaduti fatti molto disdicevoli in merito. Tutto è iniziato quando un gruppo di persone ha fatto irruzione in una casa in cui si celebrava un tradizionale rituale di guarigione. Le guaritrici erano due sorelle gemelle e la persona da guarire era la loro madre anziana. Secondo i balordi che hanno compiuto l’attacco, invece, si stava celebrando una “festa lesbica di compleanno” e per questo motivo hanno colpito le donne con il lancio di pietre ed escrementi.

Il giorno seguente, foto di una coppia di due donne che si baciano hanno iniziato a circolare per tutta la città di Teshie, sulla regione costiera del Ghana, con l’avviso a “tutte le lesbiche e i gay di Teshie” che se saranno beccati in qualcuno di questi atteggiamenti che attirano la maledizione, faranno una brutta fine. Una delle giovani della foto ha denunciato la cosa alla polizia: afferma che le foto le sono state rubate dal cellulare e ha anche sottolineato il rifiuto sociale a cui ora deve far fronte, nonché della paura che prova per sé e per i suoi.

La vita delle persone LGBT in Ghana – paese in cui le relazioni omosessuali maschili sono illegali e possono essere punite con il carcere – è molto difficile, sebbene nelle città più grandi, come Accra o Kumasi, ci sia una cera tolleranza ed esiste anche qualche locale. Purtroppo la situazione generale è molto difficile e gli attacchi di matrice omofoba sono molto frequenti, grazie anche a una politica che tende a punire la diversità (a novembre del 2013, per esempio, il ministero dell’educazione ha decretato la persecuzione degli alunni che vengono percepiti come gay o lesbiche).

Ghana

Via | Dos Manzanas
Foto | Di By  Rei-artur  pt  en  Rei-artur blog [GFDL, CC-BY-SA-3.0 o CC BY-SA 2.5-2.0-1.0], attraverso Wikimedia Commons

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