A Milano è rivolta studenti al Leonardo da Vinci per un'insegnante contro le unioni e i rapporti gay

A Milano il liceo Leonardo da Vinci è in rivolta contro un'insegnante a causa delle sue opinioni contro le relazioni gay

teoria gender foto

A Milano continua la protesta degli studenti contro un'insegnante che ha voluto esprimere il suo punto di vista sui rapporti omosessuali in un biglietto su un cartello che i ragazzi avevano appeso dopo la strage di Charlie Hebdo: quanto scritto non è violento, né omofobo, almeno sulla carta, ma è comunque contro gli omosessuali, poiché né contesta i loro rapporti e le loro relazioni in quanto non paragonabili a quelle degli etero (tra l'altro, cosa c'entra parlare di omosessualità in un cartellone che, pur avendo come tema la libertà d'espressione, era nato dopo i fatti successi in Francia, e quindi strettamente collegato al terrorismo islamico? Mistero...).

Le parole della docente sono state queste:

"La natura ha stabilito di strutturare il corpo dell’uomo affinché si unisca a quello della donna. L’unica relazione in grado di generare la vita è quella tra uomo e donna - questo è quanto si legge, stando a quanto riporta la sezione milanese di Corriere.it - Il matrimonio è il riconoscimento giuridico di questa relazione. Imporre l’uguaglianza di altri tipi di rapporto è una scelta priva di riscontro con la realtà".

Il limite del buon senso alla libertà d'espressione


Toni pacati, come ben vedete, ma chiaramente contro gli omosessuali e le loro scelte civili di vita. Il punto è che la libertà d'espressione dev'essere contestualizzata, perché certo nessuno si sognerebbe mai di dire che Allah non esiste in una moschea, così come un ateo non dovrebbe dirlo durante una messa, e quindi l'insegnante avrebbe dovuto semplicemente tacere, poiché in una scuola certi temi o si trattano con profondità o non lo si fa per niente, visto che gli studenti del liceo Leonardo Da Vinci non saranno mica tutti etero; e anche se lo fossero stati, dubito che avrebbero reagito bene. Lo dimostrano le reazioni al biglietto dell'insegnante nate dopo la protesta di un ragazzo gay, che ha scritto in un altro biglietto quanto segue:

"Sono gay. È gravissimo scrivere queste cose senza pensare alle conseguenze che possono avere sui ragazzi: magari in questo momento molti si stanno interrogando sulla propria sessualità e si sentono dare degli innaturali".

Gli studenti hanno infatti risposto così:

"Quelle dell’insegnante sono dichiarazioni pesanti. Certo, ha il diritto di dire la sua, peccato però che i suoi pensieri siano più il frutto di credenze che di un ragionamento scientifico".

La reazione degli insegnanti e del liceo


La questione, al momento, si è conclusa con il silenzio dell'istituto, che ha ritenuto giusto non procedere contro l'insegnante, almeno con un avvertimento:

"Non abbiamo ritenuto di dover prendere provvedimenti - queste, le parole di Guglielmo Pagani, vicepreside del liceo -: l’insegnante ha espresso un’opinione, abbiamo visto che alcuni ragazzi le hanno risposto e abbiamo lasciato che la discussione andasse avanti tra loro. So che qualche professore ha colto l’occasione per parlare di omosessualità in classe, ma niente di più. Nella nostra scuola vige la libertà di espressione: fino a che non si tratta di commenti violenti o esplicitamente offensivi, non prendiamo misure. Certo, questo è un caso anomalo, in 20 anni che sono qui non mi era mai capitato di vedere un carteggio tra insegnanti e alunni sulle pareti della scuola. Ma se i toni restano nei confini della legittimità, non c’è ragione di mobilitarsi. Proprio qualche giorno fa c’è stato un collegio docenti e nessuno ha ritenuto necessario parlare della questione".

Arcigay è furiosa, e non ha tutti i torti: il limite della libertà d'espressione sta nel buonsenso, e io tutto questo buonsenso non ce lo vedo affatto; anzi, noto una fastidiosa e riprovevole mancanza di tatto e sensibilità, che un insegnante dovrebbe avere quasi naturalmente.

Fonte foto | Il Talebano

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