Omofobia nella storia: il processo di John Richmond Seymour 1828

Ricco e rispettato John Richmond Seymour finì insieme al suo valletto davanti ad una giuria. L’accusa (che avrebbe potuto concludersi con una sentenza di morte): aver compiuto atti innominabili.

Il clamore che la vicenda di John Richmond Seymour, membro di una ricca famiglia inglese, suscitò nell’Inghilterra della prima metà dell’Ottocento fu di notevoli proporzioni. I giornali del periodo pur dovendo tralasciare i dettagli più piccanti e pruriginosi vi si buttarono a pesce. Cuore dell’intera vicenda la relazione dell’uomo, sposato e con prole, con un suo giovane domestico. In gioco, non dimentichiamolo, non vi era solo il ludibrio pubblico e l'onta lasciata da un crimine considerato allora addirittura innominabile, ma la vita stessa dei due giovani uomini.

Tra i grandi accusatori, portati sul banco dei testimoni, ben tre domestici di Seymour. Tuttavia la vicenda prese quasi subito le tinte divertite di una farsa teatrale, quando la cameriera svelò di essersi chinata sotto la porta degli appartamenti padronali per spiare l’ incontro tra i due uomini.

Un confronto quello con i domestici che portò in verità ad un niente di fatto. John Richmond Seymour ed il suo valletto vennero prosciolti dall’accusa più grave: il giudice sentenziò (fortunatamente) che non vi erano gli estremi per un vero processo. La vita – una volta tanto in quegli anni così rischiosi e tribolati– salvata dal buon senso.

Omofobia nella storia: il processo di John Richmond Seymour 1828

    Non dimenticate di scaricare la Blogo App, per essere sempre aggiornati sui nostri contenuti. E’ disponibile su App Store e su Google Play ed è gratuita.
  • shares
  • Mail