I grandi romanzi gay: “Cioccolata a colazione” di Pamela Moore, 1956

Ritratto non solo di una generazione perduta nella propria sete d’assoluto, ma anche specchio di una sessualità variata, dove l’omosessualità maschile e femminile diventa un tratto comune, “Cioccolata a Colazione” fece nel 1956 (e non poteva essere altrimenti) gran clamore.

Ripubblicato solo alcuni mesi fa da Mondadori nella sua versione originale, Cioccolato a colazione creò nel lontano 1956 uno scandalo che attraversò in egual misura America ed Europa, trasformando la giovanissima scrittrice in una sorta di enfant terrible (e prodige) della letteratura d’ oltreoceano.

Un romanzo in cui le suggestioni e le malinconie alla F. Scott Fitzgerald rivelano immancabilmente il vuoto del cuore, la sete d’assoluto e una sessualità mossa e variata che non sembra conoscere confini e demarcazioni. L’ omosessualità maschile e femminile sembra essere una costante del romanzo, che affiora in più punti, in situazioni diverse, dalla cotta della giovane protagonista per la propria insegnante di inglese in un’ esclusiva scuola dell’East coast all’amore per un avvenente attore bisessuale incontrato a Hollywood.

Un mosaico di sentimenti e sensazioni che Pamela Moore appena diciottenne padroneggia con mano sicuro ed uno stile limpido tanto da suscitare l’ammirazione di una scrittrice di tersa levatura come la nostra Anna Banti.

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Nella foto Pamela Moore a Parigi negli anni '50.

Via | Chocolatesforbreakfast

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