Alfred Jarry, la voce dell'irriverenza

Alfred Jarry in bicicletta

La sua opera più celebre fu sicuramente Ubu Roi, una commedia che anticipava i temi del teatro dell’assurdo e che la sera della sua prima rappresentazione a Parigi causò un assoluto pandemonio. D’altronde lo stesso Alfred Jarry era un personaggio che non avrebbe sfigurato in un romanzo picaresco o magari, cambiando totalmente genere, in una di quelle pellicole che in America un tempo chiamavano screwball, dove gli eventi più assurdi si verificavano a ritmo serrato e con un candore che lasciavano spesso senza fiato. Le sue battute irresistibili, gli escamotage che nessuno poteva in alcun modo prevedere e quelle sue trovate che suscitavano ovunque il riso o lo stupore fecero di lui, mentre era ancora in vita, una sorta di mito, tanto che alla sua morte, Picasso profondamente affascinato dalla figura dello scrittore francese comperò sia la sua celebre pistola che diversi manoscritti messi all’incanto.

Una irriverenza che neppure l’esercito era riuscito a riformare e che scaturiva dall’anima stessa di Alfred Jarry. Un tratto noto anche ai suoi insegnanti del liceo, dove battute e scherzi erano all’ordine del giorno. Del resto Jarry amava scherzare su tutto, incluso la sua omosessualità di cui scrisse nella commedia semiautobiografica Haldernablou, ispirata al suo amore per il poeta Léon-Paul Fargue che i biografi dello scrittore indicano oggi come la sua più grande e travolgente passione.

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