Le tragedie di Elizabeth Bishop

Elizabeth Bishop

Leggendo le note biografiche di Elizabeth Bishop si respira subito un’aria cupa. Ombre che si allungano minacciose fin dalle prime, incerte righe, quelle che parlano della nascita. Un evento di solito lieto, ma qui subito funestato dalla morte repentina del padre e dal ricovero della madre in manicomio. Un’infanzia solitaria, trascorsa nella grande casa dei nonni materni in Nuova Scozia, vicino al cuore segreto e selvaggio della natura che la poetessa amava con tutta sé stessa. Qui la piccola Bishop fu tutto sommato felice, ma una felicità ancora una volta di breve durata. I ricchissimi nonni paterni ottennero infatti il suo affidamento ed a malincuore la giovane dovette trasferirsi in Massachusetts. Un’infanzia difficile che minò la sua felicità per sempre.

Assetata di conoscenza e sospinta da una profonda inquietudine, la poetessa iniziò così, una volta ottenuta la cospicua eredità paterna, a viaggiare. Prima in Europa, dove visse diversi anni poi, dopo una periodo a Key West, in Brasile. Qui si innamorò del noto architetto Lota de Macedo Soares e quella che doveva essere solo una tappa nella suo tentativo di circumnavigazione del Sud America divenne in realtà il luogo dell’incanto. Proprio mentre viveva in Brasile con la compagna, Elizabeth Bishop vinse il Pulitzer per la poesia, affermandosi definitivamente come uno dei grandi nomi della letteratura americana del Novecento.

Ma la tragedia era pronta a colpire ancora una volta. Nel 1967, il giorno stesso in cui era arrivata a New York per unirsi alla compagna, Lota de Macedo Soares, sofferente ormai da diverso tempo e provata da una lunga degenza in ospedale, inghiottì una massiccia dose di tranquillanti. La morte arrivò inesorabile alcuni giorni dopo. Nonostante il gran dolore, Elizabeth Bishop riuscì a sopravviverle dodici anni.

  • shares
  • Mail
2 commenti Aggiorna
Ordina: