Le principali notizie queer della settimana, tra Sanremo e la Cassazione

Uno sguardo alle principali notizie della settimana, dal Festival di Sanremo ai pronunciamenti della Cassazione

Sanremo con il suo Festival è stato l’evento mediatico della settimana. Leggendolo in chiave queer, ricordiamo il “matrimonio gay” portato sul palco da Luca e Paolo, come anche l’esibizione di Conchita Wurst che però è stata un’occasione mancata, visto che si è preferito cedere alla voce grossa di alcuni e quindi a Conchita è stato permesso dire solo due parole: e non possiamo certo dimenticare che Carlo Conti si è rivolto a Conchita Wurst con il nome di battesimo e non con quello d’arte e dandogli del tu. Perché non ha fatto lo stesso con gli altri ospiti che usano un nome d’arte? Conchita Wurst, sollecitata da Vladimir Luxuria, ha detto di essere rimasta sorpresa dal fatto che Conti l’abbia chiamata “Tom”. Come darle torto? Sarà stato contento Mario Adinolfi! Ah, no! Lui aveva detto che non avrebbe visto Sanremo perché c’era Conchita…

La settimana queer in Italia non è stata certo delle migliori: da Latina è giunta la notizia di una donna transessuale che ha rischiato di suicidarsi per colpa dei colleghi d’ufficio che l’hanno picchiata, insultata e minacciata. Alla fine la donna ha denunciato tre colleghi e un responsabile dell’azienda in cui lavorava: e ha fatto benissimo!

Dalle file di Scelta Civica non arrivano solo notizie di passaggi da un partito all’altro, ma anche affermazioni che si basano solo su pregiudizi, come dimostra Mario Sberna, che, pescando nei più triti luoghi comuni afferma che i gay sono ricchi e che, comunque, non lottano per i diritti e non hanno nulla a che fare con chi è oppresso. Le dichiarazioni di Sberna sono state fatte nella trasmissione La Zanzara, programma che di queste affermazioni polemiche sembra aver fatto il proprio core business.

Un capitolo a parte merita la questione “unioni civili” in Italia: Matteo Renzi spinge per farle quanto prima e si accorda con Alfano, accordo che sarà al ribasso (di cosa non si capisce, visto che le unioni civili alla tedesca sono già un nulla infiocchettato), mentre la Cassazione si è pronunciata in merito al matrimonio ugualitario con una sentenza che (almeno a noi profani) sembra molto sibillina. Per fortuna ci sono ancora sindaci che reggono il timone dell’uguaglianza e provano a fare quel che possono, come dimostra il primo cittadino di Pisa che ha trascritto un matrimoni ugualitario celebrato all’estero.

Queer life

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