L'amore di Frederick Ashton per l'impossibile

Frederick Ashton

La svolta nella vita di Frederick Ashton, uno dei più grandi coreografi del novecento, fu Anna Pavlova. Un incontro da lontano in realtà. Lei, la divina della danza, sul palcoscenico, lui un ragazzino a bocca aperta, ma perso tra il pubblico che era corso ad applaudirla a Lima. Una folgorazione che portò il giovane Ashton ad intraprendere la carriera di danzatore ed a trasferirsi a Londra per proseguire la sua istruzione. Qui nella capitale inglese la sua ascesa si rivelò inarrestabile, culminando nei primi anni ’30 con la nomina a “coreografo residente” del Royal ballet. Un incarico che tenne fino alla morte. Anni di successi clamorosi, di coreografie storiche ed indimenticabile, ma anche di gesti assoluti che suscitarono ire e ripicche tra i ballerini della compagnia.

Le note più dolenti riguardano forse l’aitante Michael Somes, ballerino eterosessuale e partner sul palcoscenico della grande Margot Fonteyn, per il quale Ashton, perennemente all’inseguimento dell’impossibile ed inottenibile, aveva una affocata passione. Passione che lo accecava e che l’altro sapeva sfruttare abilmente, ottenendo ruoli e parti sempre più importanti. Sempre più eclatanti. Un favoritismo che rischiò di travolgere il Royal ballet quando gli altri ballerini ormai stanchi decisero di presentare una petizione di protesta. La carriera di Frederick Ashton tuttavia non ne uscì danneggiata più di tanto, visto che nel 1962 ottenne anche il titolo di "sir".

Nella foto: Margot Fonteyn, Michael Somes e Frederick Ashton.

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