Giornata internazionale contro l'omofobia e la transfobia 2012

Giornata internazionale contro l'omofobia e la transfobia 2012Oggi si celebra la Giornata internazionale contro l'omofobia e la transfobia: era il 17 maggio del 1990 quando l’Organizzazione Mondiale della Sanità tolse l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali. Sono trascorsi ventidue anni ma in molti considerano l'omosessualità una malattia. La giornata odierna serve per ricordare a tutti che la “diversità” non è una malattia, ma una ricchezza.

Una definizione completa di omofobia e transfobia l'ha data Delia Vaccarello nel suo libro Evviva la neve al quale vi rimandiamo. Noi oggi vogliamo fare un discorso più ampio, un po' fuori dagli schemi: una riflessione sul concetto di “diverso”, di “accettazione” e di “integrazione”. Per fare questo ci affidiamo alle parole di Michela Marzano che nel libro Cosa fare delle nostre ferite? ha un capitolo sull'accettazione dell'altro.

Che cosa significa accettare, che cos'è l'altro? [...] Accettare l'altro significa integrarlo? Si può dire che ci sia una coincidenza tra accettazione e integrazione? Cosa si intende per “integrazione”? [...] Ogni qual volta di parla di integrazione, infatti, c'è il rischio di ridurre l'altro all'identico, allo stesso, al sé.

Giornata internazionale contro l'omofobia e la transfobia 2012Parte così Marzano, con domande dirette. E poi inizia a snocciolare la questione:

Ogni volta che si parla dell'altro, siamo confrontati a qualcosa che ci disturba. Immediatamente. Quasi per definizione. L'altro infatti, proprio in quanto altro, turba e destabilizza. Anche solo perché ci obbliga a confrontarci alla differenza. E quando parlo di differenza, non mi riferisco solo alla differenza degli altri, ma anche alla nostra stessa differenza, alla nostra alterità.

L'altro turba e destabilizza: molti di noi hanno provato sulla propria pelle cosa significhino questo due verbi. Secondo Michela Marzano alla radice di questo turbamento troviamo una difficoltà tipica dell'uomo moderno:

Cosa c'è dietro tutte queste paure e dietro tutte queste alterità? C'è in fondo, per riassumerlo con una sola frase, tutto ciò che sfugge al controllo [...] Oggi viviamo in una società che è sempre più dominata da un vero e proprio mito del controllo. Se c'è un postulato su cui quasi tutti sono oggi d'accordo è proprio questo: per riuscire nella propria vita e non essere un fallito, si deve poter controllare “tutto”. Si deve poter avere un controllo a 360 gradi con l'illusione che tutto dipenda da noi. [...] L'individuo contemporaneo è ossessionato dal controllo sulla propria vita: deve poter sempre “gestire il suo tempo”, “avere il controllo sul suo futuro”, “dominare il proprio corpo”…

In una società che ci vuole tutti uguali, amare in un modo differente dai più è percepito come un pericolo, perché sfugge al controllo. Ma

più si cerca di cancellare l'alterità, più l'alterità si impone, più si cerca di cancellare “quell'altro” che non è adeguato, perché non corrisponde al giudizio della parentela, della società, degli insegnanti e via dicendo, più quell'alterità emerge e prende tutto il posto, come la fame che invade assolutamente tutto.

E sembra proprio che la situazione sia destinata a peggiorare:

Più il tempo passa più aumenta l'intolleranza nei confronti di ogni tipo di alterità, di ogni tipo di differenza, di ogni tipo di stranezza. Non è un caso che, nella nostra società, il mito del controllo vada di pari passo con un altro mito, quello della sicurezza assoluta. Un certo numero di responsabili politici non fanno altro che ripetere che un giorno forse arriveremo a costruire una società a zero rischi, a zero delinquenza, a zero devianza. Ma ovviamente si tratta solo di un'illusione, perché non è possibile costruire questo tipo di società a meno che non si decida di arrivate a una forma di nuovo totalitarismo, di uniformità che cancelli qualunque tipo di differenza...

Che fare, dunque? Michela Marzano ha una proposta:

Aiutare i giovani a costruire uno spirito critico per rompere il circolo vizioso dell'abitudine e permettere loro di capire che l'altro, l'alterità che si trova non solo all'esterno, ma anche all'interno di noi stessi, è una ricchezza immensa. Solo quando saremo in grado di prendere in conto questa immensa grandezza, infatti, potremo veramente diventare cittadini del mondo, invece di considerare che il mondo sia sempre e solo un oggetto da possedere, un oggetto di predazione.

Secondo me questo è il punto nodale: se la lotta all'omofobia non passa attraverso l'educazione all'alterità è del tutto inutile...

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