Baron Corvo: Venice, my love

Baron Corvo

Frederick Rolfe noto a tutti come Baron Corvo non fu solo uno scrittore sui generis le cui storie incentrate sul giovane Toto hanno oggi un posto speciale nelle letteratura inglese, ma anche un uomo che seppe accettare senza problemi la propria omosessualità, vivendo buona parte della sua vita adulta a Venezia, aiutato da mecenati ed amici che credevano in quel suo talento tutto guizzi e balzi e che spaziava, senza affanno, dalla scrittura alla pittura, alla fotografia. Appassionatamente innamorato della città lagunare e dei suoi giovani e baldi gondolieri (per i quali avevo un vero e proprio debole), Baron Corvo ci ha lasciato, oltre i libri di cui dicevamo, anche centinaia di lettere dove il suo amore per la parola diventava come una fiammata che a volte arrivava ad ustionare le dita. Lettere che scriveva sempre con la stessa meticolosa cura, poco importava se concepite per un importante editore di Londra od per un semplice artigiano di cui lo scrittore richiedeva i servigi.

Una vita dicevano vissuta appieno, caratterizzata anche da un amore viscerale per il cattolicesimo, di cui ne avvertiva forse l’aspetto più sensuale e lussuoso; una fede "disattesa" dalla Chiesa che respinse sempre quel suo pervicace, bizzarro sogno di prendere i voti e diventare sacerdote. La morte lo colse sempre a Venezia nell'ottobre del 1913, quando ormai senza più denaro e protezioni si avviava verso un malinconico declino.

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