Alain Daniélou, l'uomo che svelò l'India al mondo intero

“Studioso della storia della musica, grande esperto della storia dell'India e uno dei più noti adepti occidentali dello ?ivaismo” così Wikipedia ci presenta fin da subito ed in poche salienti righe tutto il talento mosso e sfaccettato di Alain Danielou.

Preso tra due fuochi, quello della madre fervente cattolica e quello del padre, un anticlericale della prima ora (verso il quale sentirà sempre una particolare affinità), Alain Daniélou (1907-1994) ebbe un’infanzia malaticcia e solitaria, trascorsa nella campagna bretone.

Qui il piccolo Alain dedicava quasi tutto il suo tempo alla lettura dei libri della folta biblioteca paterna ed allo studio attento ed appassionato del pianoforte. Una attitudine che già precludeva a quella sua grande passione per la musica e la danza che gli darà poi fama internazionale.

Così dopo l’America, gli studi di musica e danza e la scoperta avventurosa dell’Asia insieme al suo compagno, il fotografo Raymond Burnier, Alain Daniélou decise di trasferirsi in India. Qui la sua sete di sapere lo portò ad avvicinarsi al Sanscrito, a strumenti come la vina, ad usare l’hindi come lingua della sua quotidianità.

Quindici anni intensi durante i quali l’uomo non solo si impose come una figura di primo piano della cultura mondiale ed un raffinatissimo e riverito conoscitore della storia e della cultura indiana, ma anche come strenuo difensore della causa di indipendenza del paese che lo aveva accolto ed ospitato per così tanto tempo. Tornato poi in Europa negli anni sessanta, Daniélou fondò a Berlino e a Venezia l’Istituto Internazionale di Studi Comparativi della Musica, continuando a promulgare la cultura indiana in ogni dove del mondo. La città di Parigi festeggiò addirittura il suo ottantesimo anno di vita con una grande festa sui Champs-Élysées a cui parteciparono tutti i grandi nomi della politica e della cultura di quegli anni.

Alain Danielou

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