L'omofobia è sempre più forte in Italia

Omofobia, omofobia e ancora omofobia: pare che l'Italia, culla della cultura occidentale, ormai non sappia produrre altro

L’omofobia è sempre più di casa in Italia e ogni giorno ci sono piccoli – o grandi – episodi che confermano questa tendenza. Ed è difficile scorgere segni di un futuro miglioramento: se da un lato nel corso di questa settimana abbiamo avuto un paio di sentenze favorevoli alla realtà LGBT (il giovane che si è visto ritirare la patente perché gay dovrà essere risarcito; è stata confermata la condanna all’avvocato Carlo Taormina per discriminazione contro i gay sul luogo di lavoro), dall’altro duole notare che per far rispettare i nostri diritti si debba andare avanti a suon di sentenze.

In Italia non abbiamo un Obama che prende chiara posizione sulle nozze gay, non abbiamo un Ivan Massow, candidato sindaco di Londra, che parla apertamente della propria omosessualità. Quei pochi politici che in Italia si danno da fare per il rispetto dei diritti umani delle persone LGBT vengono pure denunciati! Si veda Giuliano Pisapia, sindaco di Milano, che ha a che fare con la giustizia per la trascrizione delle nozze gay celebrate all’estero (la denuncia è contro ignoti ma avendo fatto lui di persona la trascrizione, l’ignoto pare essere noto) o come il sindaco di Treviso, Giovanni Manildo, che si trova nella stessa situazione. Giuliano Pisapia ha interpellato direttamente il Presidente del Consiglio Matteo Renzi sulla questione della “circolare Alfano” che ordina ai prefetti di vigilare sulla trascrizione delle nozze gay celebrate all’estero: ma Matteo Renzi da quell’orecchio pare non senta.

Sono sempre di più, invece, i politici che si schierano contro i diritti LGBT: un caso lampante è il convegno sulla famiglia tenutosi a Milano, con un Ignazio La Russa che sembra abbia offeso pesantemente un omosessuale – anche se La Russa afferma di non aver detto nulla; o come Carlo Giovanardi che si prepara a organizzare un altro convegno simile.

Libertà di parola, si dirà: e invece non è così, soprattutto quando sul muro di una scuola di Roma appare una scritta come Gay al rogo, resa ancora più grave che è comparsa a pochi giorni dal Giorno della memoria. Anche lì, in quegli anni bui della storia dell’umanità, il problema riguardava solo una parte della popolazione – ebrei, rom, testimoni di Geova, disabili fisici e mentali, e persone omosessuali – ma ben sappiamo a cosa ha portato l’indifferenza generale.

Facepalm

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