Proprietario di un ristorante costringe il dipendente gay ad andare con una prostituta

Questa ci mancava, ma al peggio non c'è mai fine, e allora in Italia succede pure che un ragazzo è costretto ad andare a prostitute per dimostrare di non essere gay

prostitute

Tutto succede a Rimini, in una città non certo nota per omofobia, anzi: il proprietario di un ristorante ha preteso da uno dei suoi dipendenti che dimostrasse di non essere omosessuale andando con una prostituta. Non credo sia il caso di condannare il comportamento del ragazzo che è stato succube di un tale modo di fare, in un momento di crisi come questo e soprattutto senza sapere se la vittima avesse le spalle coperte a livello economico: provo solo un gran dispiacere per una persona che è stata costretta a dover scegliere fra due diritti inalienabili quali sono il lavoro e la libertà di essere sé stessi da un branco di omofobi.

Lavoravo in quel ristorante da quasi un mese - queste, le parole del ragazzo - e la sera del 20 dicembre, chiuso il locale, il titolare mi ha rivolto alcuni epiteti, come "ri****one", "omosessuale", "frocio". Poi mi ha detto: "Ci devi dare la prova che non sei omosessuale", invitandomi con insistenza ad andare a prendere una prostituta per strada.

Inizialmente il ragazzo ha rifiutato, ma poi non è più riuscito a farsi forza e a opporsi, visto che il proprietario l'ha praticamente minacciato di licenziarlo, nel caso in cui non fosse andato a "prendere una prostituta". Così è successo:

[...] Ho incontrato Marta, una ragazza bionda, rumena. Le ho chiesto di venire con me, spiegandole un po' la questione e lei ha accettato. [...] Il titolare si è messo d'accordo con la ragazza su che cosa avrebbe dovuto fare, insomma ha preso a umiliarmi davanti a lei. Poi con lei ci siamo appartati in una stanza e la ragazza ha iniziato un rapporto orale. [...] Il rapporto con Marta non è stato concluso perché mi sentivo a disagio, non provavo nessun piacere. Mi sentivo violentato. Allora mi sono rivestito e sono tornato nella sala dove si trovavano gli altri». La la ragazza è stata pagata dal titolare del locale e, a quel punto, i colleghi «si sono divertiti a chiedere alla ragazza se ero veramente ri****one. Ma lei rispondeva che ero apposto, normale. E loro dicevano: "Non è vero, è ri****one!. Poi ho riportato io stesso la ragazza a casa.

Una vicenda del genere è iniziata malissimo, ed è finita peggio: il ragazzo è stato licenziato con un assegno di 1400 euro scoperto: a quel punto non ce l'ha fatta e ha deciso di denunciare tutto ai carabinieri.

Il titolare - questo, dopo che ha saputo della denuncia - mi ha scritto che devo sparire da Rimini e che già che si è fatto cinque anni di galera non avrà paura di farne altri cinque.

Via | Il Fatto Quotidiano

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