A.C. Benson, storia di una solitudine

A.C. Benson, storia di una solitudine

Figlio dell’ arcivescovo di Canterbury, Edward White Benson e di Mary Sidgwick di cui oggi sono note le tendenze lesbiche, Arthur C. Benson crebbe in una famiglia di grandi talenti letterari, ma perseguitata dalla sfortuna. Un destino inspiegabilmente avverso che si materializzò in una serie di malattie e morti premature che provarono profondamente, indelebilmente tutti i Benson. La vita di Arthur fu fin da subito dedicata allo studio ed alla scrittura. Un talento il suo che spaziava disinvoltamente dalla poesia alla narrativa, dalla saggistica alla diaristica e che cercava così di arginare quei continui attacchi di profonda depressione, ereditati a quanto sembra dal padre, che gli rubavano di continuo la voglia di vivere.

A giudicare dai suoi lunghissimi diari, l’omosessualità (un tratto comune a molti membri della famiglia) rimase spesso solo una fantasia non realizzata. Un impulso che A.C. Benson incanalò ogni volta nell’arte difficile dello scrivere, cercando di trasfonderla quasi per intero nel moto vorticoso ma riconoscente della creazione letteraria.

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