Roma vs Roma

Vivendo nell’hinterland milanese non sono riuscito ad andare a Roma, lo scorso sabato, per manifestare in Piazza Navona. Un carissimo amico, Andreas Martini, ci è andato. Di seguito vi riporto uno stralcio del post che ha scritto sull’argomento. Prima di mettere la parola fine su un sabato pomeriggio, mediamente medioevale, vi segnalo anche il reportage realizzato per 06blog.it da Claudio.

Andando verso Piazza Navona per la manifestazione indetta dalla Rosa nel Pugno (nome rimasto solo per chi volesse riassumere in un’unica sigla i socialisti ed i radicali o per qualche nostalgico come me) continuavo a chiedermi perché in Italia ad essere laici ci vuole coraggio. Non mi sono dato immediatamente una risposta, perché non ci sono riuscito. Non siamo mica in un regime religioso, dove se non segui la religione di stato sei condannato all’inferno in terra. Il dubbio è rimasto per tutto il tragitto sul tram e poi fino alla piazza. E nemmeno arrivato lì me lo sono riuscito a levare.
L’unico coraggio con cui io sono andato lì ieri è quello delle mie idee e delle mie convinzioni. Le stesse di almeno un milione di persone che alle ultime elezioni hanno votato la Rosa nel Pugno. In quella piazza però di persone ce ne erano, come prevedibile, molte meno, un paio di decine di migliaia, a dir tanto.
Oggi a quella mia domanda risponde Eugenio Scalari su Repubblica: “La sproporzione delle forze in campo era evidente e proprio per questo è stata usata la parola coraggio”.
Io rimango convinto che di coraggio ne debbano aver avuto anche i promotori e tutto il milione (?) di partecipanti del Family Day! Coraggio nel dire che non sarebbe stata una manifestazione “contro” ma “per”, che sarebbe stata una manifestazione senza colore politico, che sarebbe stata una manifestazione moderata e non discriminatrice. Ogni singolo politico presente, ogni singolo intervento e gran parte degli slogan hanno contraddetto tutti i buoni propositi. Non avranno nemmeno il coraggio di ammetterlo ora che la piazza ha parlato.
Noi che tutto questo lo sapevamo abbiamo scelto una piazza coraggiosa nel non doversi nascondere dietro promesse demagogiche e populistiche strumentalizzazioni. Noi eravamo pochi infatti, perché l’Italia non è un paese di coraggiosi ma un paese di ipocriti senza coscienza politica. A tutti i livelli. Anche tra noi glbt. Per una volta, però, la colpa non è solo di quei gay che piuttosto che scendere in piazza hanno preferito la tintarella sulla spiaggia gay di Ostia. Sicuramente avremmo preferito che fossero stati con noi a fare numero e “voce”, ma è troppo riduttivo prendersela solo con loro. In Piazza Navona gli assenti erano molti altri. La battaglia per la laicità non è e non può essere una battaglia solo per gay. Dovrebbe essere una battaglia di tutti quelli che credono nelle libertà e nella pari dignità delle persone e non possono essere solo gli omosessuali a farlo.

Per leggere tutto il post di Andreas, clicca qui.

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