Hollywood ed il circolo del cucito

Dive del calibro di Marlene Dietrich e Tallulah Bankhead vissero la loro bisessualità senza paure e tentennamenti, ma altre spaventate dalle minacce degli Studios e dall'applicazione del famigerato Hays code si nascosero spesso dietro matrimoni di convenienza.

Un termine coniato dalla leggendaria Alla Nazimova per indicare negli anni '20 e '30 il club delle attrici che con disinvoltura e un tocco di fatalità (del resto eravamo a Hollywood) si incontravano, si amavano, si confrontavano. Un circolo dove era possibile imbattersi in nomi idolatrati dalle folle e che hanno fatto la storia del cinema, da Tallulah Bankhead a Marlene Dietrich, da Greta Garbo a Joan Crawford.

Negli anni ruggenti dove essere spregiudicati era una regola di vita una certa libertà era concessa anche a queste dee del grande schermo, ma l'imposizione del famigerato codice Hays proprio nel 1929 non solo cambiò la faccia delle produzioni, ma anche la vita privata delle attrici che per tutelarsi dovettero nascondersi, celare le loro preferenze sessuali dietro matrimoni di comodo e convenienza. La stessa spavalda Alla Nazimova , considerata un tempo uno dei pesi massimi di Hollywood, finì nell'oblio a causa della sua spregiudicatezza ed ardire (nel 1922 aveva anche finanziato una versione tutta gay della celebre Salomé di Oscar Wilde).

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Una repressione che portò ad un arresto della libertà personale, anche se dive come Tallulah Bankhead e Marlene Dietrich non si lasciarono mai intimorire da illazioni, pettegolezzi e divieti, anzi, a testa alta e con atteggiamento di sfida, vissero la loro sessualità appieno, senza mai indietreggiare od abbassare la sguardo, fiere sempre e comunque di ciò che erano.

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