Moncalieri e la lezione sui gay, l'insegnante: "Non sono omofoba"

La docente è stata intervistata su Repubblica e ha spiegato l'accaduto.

Qualche giorno fa vi abbiamo parlato della vicenda accaduta a Torino che ha visto protagonista (involontaria) un'insegnante di religione che, in classe, durante una qualsiasi lezione, ha dato il suo punto di vista sull'omosessualità, definendola come qualcosa da cui poter guarire. Ovviamente queste dichiarazioni hanno suscitato polemiche a partire dagli alunni presenti in quel momento:

"I ragazzi hanno raccontato e commentato l’accaduto su Facebook, alcuni di loro li conosciamo e dunque ci è arrivata la notizia. Abbiamo contattato subito il preside che è stato estremamente disponibile e ci ha assicurato che avvierà un’indagine interna"

A intervenire è stata proprio la docente, Adele Caramico, che ha accettato di farsi intervistare su La Repubblica, partendo da un concetto principale a sua "difesa":

Il prof di religione non voleva offendere i gay o dire che l’omosessualità sia una malattia

Ho solo risposto a una domanda. Non sono omofoba e non ho fatto nessuna lezione sulla cura degli omosessuali

Sarebbero stati i ragazzi a chiederle una risposta sull'argomento e lei ha risposto

"Non era inerente alla lezione, ma vista l'insistenza ho premesso che ho amici gay con i quali ho un profondo rapporto di amicizia che dura da anni. Ho detto che la persona, indipendentemente da come essa sia, va rispettata sempre e ho avuto un dialogo con quell'alunno che lui ha fatto finire sui giornali. Quando mi hanno fatto una domanda specifica ho spiegato che chi vive con sofferenza la propria condizione vuole cambiare talora si è rivolto a terapisti che, con un accompagnamento psicologico e spirituale, possono venire incontro al suo desiderio. Ma parlavo solo di questi e non degli omosessuali soddisfatti del loro orientamento. Ho detto più volte che l'omosessualità non è una malattia o una patologia"

Discutibilissimo il passaggio "chi vive con sofferenza la propria condizione vuole cambiare talora si è rivolto a terapisti che, con un accompagnamento psicologico e spirituale, possono venire incontro al suo desiderio". Perché proprio queste parole possono indicare un cambiamento, un modo diverso di approcciare alla propria natura. Quasi modificandola. E ciò non è possibile. Il supporto potrebbe essere compreso solo in caso di malessere personale, interiore e di non accettazione di se stessi. Ma non è "cambiare". E' accettarsi.

"Mi sembrava giusto raccontare la vicenda realmente accaduta di un giovane medico che aveva superato, attraverso un adeguato percorso psicologico, il disagio che provava per le persone del sesso opposto"

Infine, la donna esprime anche la sua idea sulle nozze e sulle adozioni gay:

Sui matrimoni mi rifaccio a quanto dicono i vescovi italiani: la legge non dovrebbe equiparare il matrimonio tra un uomo e una donna ad altre forme di unione. Sulle adozioni ho manifestato anche ai ragazzi la mia perplessità

Contrarietà ai matrimoni tra persone dello stesso sesso e perplessità sulle adozioni. Ma ricordiamoci anche la materia di insegnamento (religione)... Era possibile aspettarsi qualcosa di diverso?

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