Gay & the city: tre giorni, due persone e una città

Le persone che incontriamo, gli scherzi del destino...

"Era destino!". Quante volte avete sentito dire questa frase, in alcuni discorsi, nella vostra vita. Può accompagnare qualsiasi genere di argomento. Da quello con finale in positivo alla situazione che non si è conclusa nel migliore dei modi. E' andata così. Non doveva andare diversamente. O forse poteva? Sul destino ci sono spesso due correnti principali di pensiero: quelli che non ci credono e coloro che sono convinti che, nella vita di chiunque, alcuni passaggi o avvenimenti siano inevitabili. Scritto nelle stelle. O sulla pelle. Chissà, magari anche su quel palmo della mano rivelatore...

Non so se credo al destino. Non l'ho ancora deciso. Quello che so, invece, è che molte coincidenze non lo sono davvero. E spesso le incontriamo o le viviamo per una particolare ragione. Incontri qualcuno, entri in contatto con persone che, in alcuni casi, sembrano entrare in scena per un motivo particolare. Può involontariamente aiutarti a capire meglio qualcosa, a far riflettere su una decisione, a farti pensare al futuro. E a volte, a specchiarti nel tuo passato.

In passato mi è accaduto. Avete presente il film "Prima dell'alba"? Due sconosciuti che si incontrano, passano alcune ore insieme. Bellissime. Una notte che segna le rispettive vite. Un paio di anime che assaporano l'un l'altro solo per un periodo di tempo definito. Possono essere alcune ore o giorni. Mi è successo, in prima persona, con un ragazzo conosciuto virtualmente. Lui era per caso a Milano, alcuni giorni, per motivi di lavoro. Non è da me essere troppo impulsivo, soprattutto in queste circostanze. Faccio una serie di immediati pro e contro, mi chiedo se è una persona dall'aria tranquilla. Se non è un serial killer e simili, insomma. Ma non mi butto mai alla cieca. Quella sera, invece, a mezzanotte, dopo un paio di ore passate a parlare via cellulare, metto da parte i timori e decido di uscire. Fa freddo, mi stringo la giacca di pelle al corpo e cammino per prendere questa "birra". Lui non è di Milano, vive a oltre 400 km di distanza. Resta solo un paio di giorni qui in città.

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La birra diventa una passeggiata, una lunga camminata per le vie illuminate di una Milano notturna, sempre viva ma più lenta del solito, tra qualche clacson e una decina di semafori lampeggianti. Parliamo tanto, ci raccontiamo, prendiamo questo drink e la notte di una grande città diventa amica. Complice. Ti ritrovi a vedere il sole che spunta, a prendere un caffè con un paio di occhiali da sole al mattino presto, mentre una nuova giornata inizia e tu non hai chiuso mai occhio. I giorni sono pochi, il tempo è quello. Ti rivedi ancora, esci a cena fuori, riassapori quei momenti che scandiscono quella che dovrebbe essere una conoscenza ma che, spesso, una grande città divora tra poco tempo da perdere e tante mele morsicate in maniera convulsa e distratta.

Poi hai una sorta di epifania, durante la sua ultima sera in città. Mentre sei a cena fuori e riascolti una sorta di tua versione, di un paio d'anni più giovane. I sogni. Le speranze. Il vivere in una piccola cittadina ("Un paesino, il mio..."). I dubbi su quale città scegliere per afferrare le redini di quello che si vuole. Per provarci, per alzarsi dal comodo e riparato posto nelle ultime file del cinema e provare a vedere meglio il film. Il proprio film. Spettatore sempre più attivo fino al calpestare il palco delle proprie aspettative.

Lui, quella sorta di "sconosciuto" che hai di fronte, ti ha ricordato come eri tu. Ti ha fatto capire che, poi, spesso le cose possono anche non andare o essere come volevi tu ma che a volte, le fortune ci sono. Per esempio, amavo recitare, scrivere, leggere. E uno dei sogni si è realizzato. Lui ha tanti sogni, ha tanta fame e le idee ben chiare, accompagnata dal quel sorriso impacciato nel raccontarsi, da quella timidezza di chi sa arrossire e che, nel buio di una stanza, ti ripete sussurrando "Dammi un bacio...". C'è molto di te. Ci sono desideri, insicurezze, timori. La voglia di aspettare quello che potrebbe essere il momento giusto. La vita vissuta con i giusti tempi e non divorata dalla frenesia dello sperimentare. Un esperimento è solo una prova. A volte senza l'importanza che dovrebbe avere.

Ti ritrovi poi alla fine del timer, a quei pochi giorni fissi che avevate a disposizione. Lui che si scioglie e si racconta, scalfendo la sua timidezza e gli imbarazzi iniziali, io che ascolto e vivo un ragazzo che ama parlare e che è ancora pulito. Trent'anni, un lavoro che potrebbe riportarlo stabilmente a Milano e quella sensazione in stile "Prima dell'alba". Ma non c'era stata l'alba in questo caso. Solo un treno, il fischio alle spalle mentre mi allontanavo e un sole che, in quella stagione fredda, sapeva riscaldare ed era apparso all'improvviso.

A sorpresa.

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