Il prete "licenziato" a Milano: sono gay, e allora?


Che don Mario Bonfanti - il sacerdote che la Curia di Milano ha "rispedito" in Sardegna per punirlo delle sue convinzioni troppo "innovative" - potesse essere gay l'avevamo immaginato in tanti; fa comunque piacere che lui lo dica tranquillamente e che i suoi parrocchiani lo difendano comunque, senza farsi condizionare dal suo orientamento sessuale.

Don Mario, da quando è stato esonerato dall’incarico circolano diverse voci sul suo conto.
«Quali?»

Che lei è omosessuale...
«Non sono voci, è una realtà che tutti i miei parrocchiani sanno bene, sono gay e allora?»

Ma lei ha fatto promessa di celibato e castità.
«Appunto: io presto comunque fede all’impegno che ho preso. Non ci sarebbe alcuna differenza tra un prete eterosessuale e uno omosessuale».

Parole chiare, limpide, pulite che il sacerdote lombardo pronuncia in questa intervista al Giorno, senza fare polemica e con grande serenità. A parte che il quotidiano confonde, come sempre, outing con coming out, rimane il fatto che la chiesa cattolica conferma il suo imbarazzo quando deve confrontarsi con la complessità degli esseri umani.

Anche a Milano, specialmente dopo l'avvicendamento tra il cardinale Tettamanzi e il suo successore Scola, i vertici ecclesiastici si confermano chiusi, ottusi e poco cristiani; al contrario dei parrocchiani che non capiscono la cacciata del sacerdote e gli stanno manifestando in molti modi la loro vicinanza.

Affari di una setta religiosa ormai in declino, dirà qualcuno; ma questa setta religiosa in Italia ha ancora molto potere, anche se sembra sempre più lontana dalla realtà e anche dai fedeli.

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