Alcune riflessioni letterarie sulla famiglia tradizionale

Nel saggio “Alfabeti”, Claudio Magris ha una interessante riflessione sulla famiglia su cui vale la pena soffermarsi

Si parla tanto di famiglia tradizionale in questi giorni, anche per effetto del Sinodo dei vescovi che si tiene in Vaticano. Quando si affrontano tali temi, c’è sempre qualcuno che sostiene che quanto afferma l’altro sia un po’ viziato dal suo modo di vedere il mondo. Per questo motivo, forse è interessante guardare “fuori” dai nostri recinti e soffermarci su quanto si scrive sulla famiglia. Prendiamo, per esempio, Claudio Magris, recentemente premiato con il Campiello alla carriera e spesso lì lì per ricevere il Nobel per la letteratura. In Alfabeti. Saggi di letteratura Claudio Magris compie un viaggio tra i libri e nella letteratura. Leggendolo ho trovato alcune riflessioni sulla famiglia (pagine 34-35) che credo interessanti da condividere.

Si tratta di testi estrapolati dal loro contesto, quindi da leggere cum grano salis. Ma possono essere un interessante inizio per una discussione sulle famiglie.

La famiglia può sparire, perché, contrariamente a quanto talora si afferma, non è un’istituzione perenne, inscindibile dalla natura umana. Intere società e civiltà non si sono basate su di essa; pure alcune classi sociali – per esempio l’aristocrazia – non l’hanno conosciuta e vissuta come la intendiamo noi. I rampolli di augusti lombi che non hanno visto mai o quasi mai il seno della blasonata madre aliena dalle cure materne affidate ad altri, difficilmente hanno provato il calore edipico.

Famiglia con due mamme

Dopo aver scritto che “essere e sentirsi padre, figlio o fratello indica una dimensione umana che va aldilà di ogni legame di sangue e ne prescinde”, Claudio Magris continua:

La famiglia non è certo sempre stata un universo esemplare di armonia, amore e concordia. È stata anche, e molto spesso, un luogo di sopraffazione, di violenza, di sciagura. La letteratura, che è la cronaca della vita e la storiografia del cuore umano, ci ha raccontato la purissima e assoluta umanità di Ettore, il suo amore per la sposa Andromaca e per il figlio Astianatte […] Ma la letteratura ci ha pure raccontato gli orrori famigliari della tragedia greca, parricidi, matricidi e stupri […]

Quindi conclude il suo pensiero:

Non per nulla la tradizione ci racconta spesso un salutare conflitto con la famiglia da cui si proviene; non è un caso che tante figure e guide spirituali, a cominciare da Gesù, abbiano una paternità anomala, irregolare.

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