Selvaggia Lucarelli sulle barzellette gay: "L'ironia sdogana, livella e ci mette tutti sullo stesso piano"

L'opinionista espone la sua teoria sul tanto discusso libricino delle barzellette gay

Torniamo a parlare del volumetto in edicola accompagnato al settimanale diretto da Roberto Alessi. Dopo le polemiche dei giorni scorsi e la presa di distanza dello stesso direttore, a dare la sua opinione, via Facebook, è stata anche Selvaggia Lucarelli.

Arrivo in ritardo sulla questione e me ne scuso, ma volevo dire la mia su questa indignazione esplosa sui social e altrove sul libricino delle barzellette gay allegato a Visto.

Selvaggia Lucarelli

La giornalista e scrittrice ha però sdrammatizzato il discusso libretto. Ecco le sue teorie, punto per punto:

1) Esistono barzellette sui limiti, i vizi, le debolezze degli uomini. Esistono barzellette sui limiti, i vizi, le debolezze delle donne. Le donne che non sanno guidare, gli uomini perennemente allupati, le donne rompicoglioni, gli uomini incapaci nel multitasking bla bla bla. Anche in quel caso si procede per stereotipi, banalizzazioni, luoghi comuni e pure pregiudizi scemi, ma sono i meccanismi della comicità. Togli quelli, resta spazio per i virtuosismi, e la comicità fatta di virtuosismi è roba per pochi eletti. Per i Guzzanti, per i Benni. Fossi gay, non mi sentirei affatto discriminato, anzi, penserei che la parità dei diritti passa pure per questo. Per concedere agli altri il diritto di infilarmi in un libretto di barzellette sceme come gli uomini e le donne.

Un primo punto giusto e sensato. Esistono i libri di barzellette sugli uomini e sulle donne. Che raggruppa senza distinzioni, se non di sesso. E perché uno sui gay? O sulle lesbiche? Entrambi sono uomini e donne no?

2) I libri di barzellette sui Carabinieri esistono da mille anni. Nessun carabiniere se ne è mai lamentato, benché li si faccia passare per idioti senza speranza.

Assolutamente d'accordo. Ma non so se nessuno si sia mai davvero lamentato... Non penso siano felicissimi, però.

3) I gay praticano l'ironia, è un loro punto di forza. Non tutti, altrimenti generalizziamo anche qui, ma molti sanno essere sarcastici e sferzanti non solo col mondo, ma anche e soprattutto col loro mondo. Spesso lo sono in un modo che agli eterosessuali, nei loro confronti, non sarebbe concesso. Spesso, si etichettano come "frocia" tra di loro, danno delle "frociarole" alle donne che frequentano gay e così via. Non credo possano indignarsi per un libretto del genere.
4) L'ironia sdogana. L'ironia richiede autoironia. L'ironia livella e ci mette tutti sullo stesso piano. I gay non sono una specie da proteggere. Non sono inermi, indifesi, diversi. Non sono di cristallo. I gay non sono bambini down, non sono gli ebrei deportati, non sono malati terminali. Subiscono, ancora oggi, delle discriminazioni da gente involuta, è vero, ma questo tocca pure alle donne e a tante altre categorie che non per questo reputano offensiva una barzelletta su di loro. A fare ironia sul mondo gay non si deve passare neppure per politicamente scorretti. Al contrario. Chi ha la naturalezza nel fare ironia sui loro vizi, sui loro limiti, sulle loro debolezze, probabilmente ha anche l'intelligenza per riconoscerne le virtù. E io sono certa che i gay intelligenti questo lo sanno bene.

È su questo punto che mi sento di dissentire. Perché è vero che ci sono i gay ironici e non ironici. Intelligenti e scemi. Ci sono quelli carini e sensibili e quelli stron*i e insopportabili. Quelli belli, quelli brutti e via dicendo. Il problema è sempre il contesto in cui viene inserito. E i pregiudizi. Perché comunque ironizzare sui carabinieri può risultare fastidioso per gli stessi agenti ma è indubbio che proprio le forze dell'ordine sono quelle che contattiamo quando siamo in pericolo o che speriamo ci soccorrano in momenti di difficoltà. Non sono vittime di discriminazioni. Non ci sono leggi diverse. I carabinieri possono sposarsi. I carabinieri non vengono pestati a scuola, così, per puro caso. E via dicendo. Il problema più grave, in quel volumetto, è proprio -oltre all'idea- la copertina, quel fumetto scelto.

Perché il verbo "violentare" - e non fare sesso o fare l'amore o accoppiarsi- non avrebbe fatto piacere a nessuno. Né a uomini, né a donne, né a carabinieri. E le polemiche sarebbero nate comunque. Poi, all'interno, magari le altre scenette erano simpatiche, divertenti e autoironiche. Ma che il pensiero è che il gay non veda l'ora di farsi "violentare" da un altro maschio, ecco, quello è offensivo. E non solo per un gay, ma per chiunque. Intelligente o meno che sia.

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