Se questo è un uomo…


Ogni volta che uno di noi (blogger che scrivono su questo sito) prova a trattare temi mediamente scottanti, l’omofobo di turno sputa concetti senza una meditata elaborazione. È successo a me (a proposito del post sulla consulta giovanile degli studenti di Torino). Sta accadendo in questi giorni ad Egizia (a proposito del post inerente al prossimo Pride nazionale).

So già che quanto scriverò nelle prossime righe potrà ricevere una reazione simile (ormai mie cari polli in fuga dal pollaio eterofriendly vi conosco). Però bisogna parlare. Abbiamo il dovere di non nascondere la testa sotto la sabbia.

Intervistata da Fabio Fazio, Dacia Maraini lo scorso sabato ha ribadito la necessità di introdurre dei limiti per evitare che un determinato tipo di cultura, religione (e quanto direttamente collegato al soggetto uomo) logori la dignità della persona.

La scrittrice, nello specifico, si riferiva agli abusi subiti dalle donne, io vorrei estendere il problema ad altre categorie: gli omosessuali.

Secondo quanto denunciato da Mustafa Salim (portavoce di un’organizzazione non governativa che lavora a Bagdhad per i diritti dei gay e delle lesbiche) negli ultimi tre mesi più di 30 uomini sono stati giustiziati a causa del loro orientamento omosessuale.

“I corpi – ha raccontato Mustafa - sono stati ritrovati torturati, mutilati, a volte con segni di stupro”.
Malgrado il Governo, come ha sottolineato il volontario iracheno (che per ragioni di sicurezza non può render nota il domicilio della sede dell’organizzazione per cui lavora), non si occupi del problema, sostenendo che la violenza in atto non è mirata verso un determinato tipo di persone ad un giornale un membro dell'Esercito del Mahdi (considerato da più parti l’apparato militare specializzato nello sterminio degli omosessuali) ha fatto sapere che la milizia prenderà di mira i gay e le lesbiche iracheni.

"Meritano la morte – ha dichiarato al giornale il militare. Queste persone sono un imbarazzo per la nostra società. Uccidere gente di questo tipo è compito delle loro famiglie, ma se non sono in grado di farlo con le loro mani, lo faremo noi".
I limiti, ipotizzati da Dacia Maraini, erano inerenti all’Italia.
La stessa Italia che indugia a riconoscere le unioni omosessuali.
La stessa Italia che legifera solo dopo le benedizioni della Chiesa Cattolica.
La stessa Italia che è in Iraq per una missione di pace, malgrado le cronache ci raccontino di un altro paese.

Non sarebbe arrivato il momento di formarsi una coscienza propria? Non sarebbe arrivato il momento di ragionare, oltre che ad un partito, anche ad una coscienza democratica?!

Fonte: ukuknet.info

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