Gay & the city: come comportarsi dopo il primo appuntamento?

Perché il secondo incontro è sempre così sottovalutato?

Diciamocelo: il primo appuntamento è sempre emozionante, bla bla bla, ma è anche - in teoria- quello più semplice da organizzare. A meno che non si abbia un'agenda da Premier e a dividerci non ci siano centinaia di chilometri, mettere in pratica un fatidico aperitivo o un drink non è così complicato. Poi, quando ci si incontra -insieme ai momenti prima- c'è sempre una notevole tensione. Ma queste sono cose che tutti sappiamo e che ognuno di noi ha in mente. Quello che, invece, secondo me è dannatamente sottovalutato è il secondo appuntamento.

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Lo dicevo proprio ieri, via sms al mio amico Daniele, in vacanza all'estero per alcune settimane e incappato in una storia d'amore da fiaba con un ragazzo che abita a migliaia di km di distanza da Milano. "Il problema è proprio il secondo incontro" mi lagnavo via sms. E lui mi ha risposto con un laconico: "Quelli solitamente non ci sono quasi mai". Ed è incredibilmente vero, per quanto possa sembrare folle. Soprattutto se il primo appuntamento avviene via chat, applicazione, Grindr e compagnia bella. Ovviamente, siamo d'accordo che in altre circostanze, la situazione cambia. Se hai incontrato la persona dal vivo, presentato da amici o in uno di quegli incontri casuali che al sottoscritto non sono MAI capitati, allora è più alta la percentuale di rivedersi. Ma via app, è molto, molto più raro.

Durante il primo appuntamento le premesse sembrano sempre le migliori. "Certo, ci rivediamo". Oppure "Cerco una conoscenza, una frequentazione". Poi ridi, parli, chiacchieri, cerchi di vedere se si crea quel feeling dal vivo. Spesso si crea. Ti ritrovi avvinghiato a baciarti sul letto con l'altra persona, poi sta a te decidere quanto spingerti oltre. Ma, in ogni caso, la seconda occasione di rivedervi è rara quanto quella di vedere Madonna e Lady Gaga al bar mentre si fanno le treccine a vicenda.

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In alcune occasione si può tentare la carta del saluto a fine serata accompagnato dalla frase "Mandami un sms quando arrivi..." pronunciato con finta casualità. In realtà era assolutamente programmato. Perché è il PRIMO contatto dopo l'incontro. E da quello si può vedere anche il cenno di interesse. Se ti ringrazia per la serata come fosse un fax, forse non vi rivedrete. Se lo fa con toni più espansivi, hai qualche possibilità. Se non si fa nemmeno vivo per dirti che è a casa sano e salvo, speri che sia finito con la bici nel Lambro.

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E, credetemi, non è sempre così simpatico e piacevole chiedere l'sms. Perché, il più delle volte, sembra una raccomandazione da nonna o mamma. Tipo "Mettiti la maglietta della salute perché prendi freddo" oppure "Non fare il bagno subito dopo aver mangiato". E, da dire ad un eventuale flirt, non è esattamente l'approccio più sensuale che ci sia.

Poi c'è il dramma del giorno dopo. Aspettare un sms? Farti vivo tu? Pure qua si aprono mille strade. Puoi iniziare con un generico e finto vago "Ehi ciao come va?" mentre fissi il cellulare per vedere l'opzione "Online" sul suo nuovo seguito da "Sta scrivendo". Oppure aspettare che sia lui a dare cenni di vita. Se ti fai vivo rischi di apparire in bianco con un bouquet in mano mentre sorridi agli invitati e ti dirigi, speranzoso, all'altare. Se invece stai fermo e non lo contatti, rischi di apparire come quello a cui non frega niente. E viceversa, la stessa cosa puoi pensarla tu di lui. E' una sorta di partita a scacchi, di mosse attente. Perché, non so se capita anche a voi, ma sembra che se ti fai vivo e chiedi a una persona come sta dopo esserti rotolato in un letto la sera prima, rischi di sembrare "appiccicoso" o fonte di "menate".

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E non è così. In caso non ci sia una risposta o dall'altra parte si crei un muro di omertà assoluta, cari maschietti in fuga all'ascolto, le nostre non sono affatto menate. No. Affatto.

Le nostre sono testate. Quelle che vi daremmo volentieri.

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