Perché alcuni credono che l'omofobia sia una malattia

L'omofobia è una malattia dalla quale si può guarire.

Perché alcuni credono che l'omofobia sia una malattia e cosa risponde Queerblog

Seguendo alcuni episodi viene spontaneo chiedersi: ma l'omofobia è una malattia? Qualcosa che va oltre la ragione? Qualcosa che non ha bisogno di regolamentazioni legali, ma di cure specifiche? A quale pulsione risponde questa palese violazione dei diritti civili di base? Risponde a qualcosa di più complesso di una semplice mancanza di solidarietà e sensibilità? Ma è uno stato di disagio e discriminazione verso gli omosessuali, che non viene responsabilmente raggiunto, che non è frutto di una scelta, di condizionamenti sociale, da gretta ignoranza, ma è proprio una patologia da curare?

Per non cadere in un'esasperazione - spesso gli omofobi considerano gli omosessuali malati, quasi fossero contagiosi, e sono state azzardate cure alla stregua di redenzioni, che non vogliamo emulare - conviene almeno documentarsi un minimo. La risorsa per eccellenza, Wikipedia, la più nota e abusata delle fonti online recita:

L'omofobia non è inserita in alcuna classificazione clinica delle varie fobie; infatti, non compare né nel DSM né nella classificazione ICD; il termine, come nel caso della xenofobia, è solitamente utilizzato in un'accezione generica (riferita a comportamenti discriminatori) e non clinica

Ma proseguendo, accanto all'omofobia pregiudiziale e quella discriminatoria, Wikipedia rubrica anche:

l'accezione psicopatologica considera l'omofobia come una fobia, cioè una irrazionale e persistente paura e repulsione nei confronti delle persone omosessuali che compromette il funzionamento psicologico della persona che ne presenta i sintomi. Tale valutazione diagnostica includerebbe quindi l'omofobia all'interno della categoria dei disturbi d'ansia e rientrerebbe all'interno dell'etichetta di fobia specifica. A differenza delle prime due accezioni, l'omofobia come fobia specifica non è frutto di un consapevole pregiudizio negativo nei confronti dell'omosessualità quanto piuttosto di una dinamica irrazionale legata ai vissuti personali del soggetto. Quest'ultima definizione, per quanto più attinente alla radice etimologica del termine, ad oggi non è sostenuta da una letteratura sufficiente da farla inserire nei principali manuali psicodiagnostici

Chiaramente vivere in un contesto sociale omofobico, può creare un atteggiamento favorevole alla discriminazione reiterata, che è anche il rischio che stiamo correndo in questi giorni: far apparire l'omofobia come normale può finire col giustificare gli atti di violenza che può scatenare. Frasi come "meglio guardare le belle ragazze che essere gay" o "meglio fascista che frocio",

Lo stesso Vittorio Lingiardi, noto psichiatra, autore di Citizen gay. Affetti e diritti, spiega:

l'omofobia può trarre nutrimento e soprattutto legittimazione da condanne ideologiche, religiose o politiche.

Alti livelli di omofobia sono stati riscontrati anche in persone con una forte omosessualità latente o repressa, ed esiste anche un tipo di omofobia intesa come la paura dell'omosessualità di venire, in pratica, considerati omosessuali.

Ha dichiarato recentemente Gianluigi Gessa, tossicologo e neuroscienziato cagliaritano di fama mondiale:

Studi scientifici hanno dimostrato che più forte è l'avversione verso gli omosessuali più è latente e inconscia l'attrazione verso di loro se si vive ad esempio in un ambiente particolarmente ostile e conservatore è difficile, a volte impossibile, potersi esprimere. Da qui nascono nevrosi patologiche, stati di infelicità La psicoterapia può svelarla e aiutare queste persone a vivere meglio e non esprimersi in modo dannoso proprio contro l'oggetto del loro desiderio

Queerblog, dopo una veloce indagine, insomma, non può stilare con precisione un giudizio. Sta alla coscienza di ognuno cercare di porre rimedio ai propri disagi, soprattutto se questi possono inficiare la qualità delle relazioni.

Concludiamo però con un'osservazione non nostra, diciamo istituzionale. La campagna promossa dal Ministero della Pari Opportunità "nessuna differenza", che ad esempio recitava:

L'omofobia è una malattia dalla quale si può guarire.

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