Una finestra sul festival: da Sodoma ad Hollywood 1° giorno

Malgrado le polemiche degli scorsi giorni, partirà questa sera la 22esima edizione del Torino GLBT Film Festival.
D’accordo con l’ufficio stampa della manifestazione cercheremo ogni giorno, per tutta la durata della rassegna cinematografica, di avvicinare l’evento a tutti coloro (me compreso) che per una serie di impegni non posso essere in loco.

Proviamo ad allargare, come nella migliore abitudine queer, gli orizzonti. È ovvio che tutti coloro che fossero sul post per l’evento possono scriverci a suggerimenti@queerblog.it o a info@queerblog.it (oltre ovviamente a commentare i post che sull’evento verranno scritti).

Cominciamo a parlare di uno dei componenti della giuria internazionale: Joe Dallesandro (foto, in fondo al post la gallery).
L’attore, considerato da molti il feticcio di Paul Morrissey è stato invitato a Torino per ricordare i vent’anni della scomparsa di Andy Warhol, con il quale ha lavorato per “Lonesome Cowboys” (che verrà proiettato nuovamente a Torino nei prossimi giorni).

Ad aprire la rassegna questa sera, dopo l’inizio della rassegna nel pomeriggio di “Europa Mon Amour” (dedicata ai western spaghetti in chiave queer), una pellicola francese: “Crustacés et Coquillages”.


La pellicola diretta da Olivier Ducastel e Jacques Martineau, con Valeria Bruni Tedeschi, racconta la storia di una seducente Béatrix, moglie di Marc e amante di Mathieu.

Marc e Béatrix hanno due figli, Laura e Charly, e durante una vacanza nei luoghi della giovinezza, tra il Mistral e i fuochi estivi del Mediterraneo, tutti scopriranno le loro vere inclinazioni amorose. Béatrix ne farà addirittura overdose, mettendo a repentaglio un matrimonio quasi felice; quasi, visto che suo marito Marc ritrova il suo amore di gioventù, l’idraulico Didier (Jean-Marc Barr, foto a sinistra, già attore di molti film di Lars von Trier). Il tutto alla luce del sole… con un finale “tutti insieme appassionatamente, cantando e danzando sulla spiaggia”, ispirato, come affermano gli stessi registi, al finale di Zatoichi di Takeshi Kitano.

Dimostrazione che le diversità si possono affrontare apertamente, giocosamente, con rispetto.

il feticcio di Paul Morrissey in 6 scatti
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